Gentile lettore, prima di proseguire, leggi per favore questa importante precisazione

Oggi mi sento uno straccio. Ieri sera ho litigato col mio fidanzato, ero molto arrabbiata, non riuscivo a calmarmi, ho aperto il frigo, ho trovato la vaschetta di gelato e prima che potessi rendermene conto… era finita

Ieri ero particolarmente annoiato, ero stanco, non sapevo che fare… Allora mi sono ordinato una maxi pizza, che mi ha messo di buon umore

Ho passato l’esame! Ero talmente felice, che appena usciti dall’aula ci siamo infilati in un locale e ci siamo mangiati qualunque cosa per festeggiare!

Torna mio figlio dall’estero, sono molto contenta di vederlo, voglio preparargli un pranzetto di benvenuto con ogni ben di Dio.

Ho cercato di riportare esperienze comuni. Chissà quante volte le avrete vissute o sentite, non è vero?
Qual è il problema in tutte queste situazioni? Forse l’avrete già capito, ma è bene ribadirlo: abbuffarsi è diventata la risposta primaria ad una serie di stati emotivi che non siamo abituati a riconoscere e vivere altrimenti; non solo, al cibo è legata anche una valenza sociale per cui le tavole imbandite sono sinonimo di accoglienza e di affetto.
La funzione primaria degli alimenti dovrebbe essere la risposta al senso di fame e ad altri indicatori di carenze fisiche fino alla loro estinzione. Tuttavia, nel mondo in cui viviamo quotidianamente, stiamo perdendo consapevolezza di cosa sia davvero la fame, e mangiamo per convenzione ed abitudine. Il cibo è ormai considerato per il piacere immediato che procura al palato e per quanto questo piccolo momento di godimento possa dare un senso ad emozioni che non riusciamo più a gestire in modo proprio.
L’epoca in cui viviamo sta portando ad un preoccupante appiattimento e banalizzazione di un vocabolario emotivo che era di gran lunga più ampio sino a due generazioni fa.
Occorre dunque che vadano di pari passo una rieducazione emotiva ed una alimentare, la prima orientata ad insegnare a riconoscere, gestire e rispondere alle emozioni in senso proprio, la seconda a riportare l’alimentazione nell’alveo che le compete, reinquadrandola come risposta alla fame e al recupero della salute fisica e mentale.
Se siete arrabbiati il cibo non è mai una risposta. Fate dell’esercizio fisico, fate le scale, tirate pugni a un sacco, ma state lontani dal frigorifero.
Se siete annoiati invece, chiedetevi da dove arrivi la noia, quali ne siano le ragioni profonde e interrogatevi su quelle. Nel mentre uscite, fate una passeggiata, rendevi disponibili alla luce, a nuovi stimoli che possano raggiungervi.
Se siete felici fate una corsa, una passeggiata, saltate, urlate… ma la vostra risposta non sia il cibo.
Se dovete dire a qualcuno che gli volete bene, avete mille modi per farlo… un abbraccio, un bacio, un pianto insieme sono più che sufficienti per rinsaldare una relazione sui binari giusti.
Se poi proprio volete legare l’alimentazione alle emozioni, non concentratevi sul consumare i cibi, ma sul prepararli. L’atto di cucinare è una sfida emozionante che ci incoraggia a coniugare il sapore alla salute in maniera sempre nuova e stuzzicante. Per questa sfida avrete bisogno di due importanti strumenti: il primo riguarda una conoscenza teorica della composizione biochimica dei vari alimenti e del loro impatto combinato sulla salute del vostro organismo; il secondo è la capacità tecnica di cucinare o almeno di riconoscere i piatti preparati in un certo modo.
Quanto al primo aspetto questo blog potrà esservi d’aiuto. Maggiore sarà la vostra competenza media in fatto di nutrizione, migliori saranno le probabilità che evitiate terribili eccessi ed errori autolesionistici a tavola. Quanto invece all’aspetto culinario, imparate ad essere esigenti in ciò che mangiate, non accontentatevi della prima cosa che troviate in dispensa, purchè sia, ma educate il vostro palato ad un certo tipo di sapori. Il web è pieno di cuochi eccezionali che insegnano a mettere insieme gusto e salute. Dedicate del tempo a imparare.
Se imbroccherete questa strada, allora
– potrete calmare la rabbia cucinando per voi stessi cose gustosissime e salutari-
– potrete combattere la noia disponendovi a imparare qualcosa in più sugli alimenti e sulle loro preparazioni gustose e divertenti
– potrete aggiungere al vostro momento di felicità di vita l’assunzione di cibi che, oltre ad essere gustosi, siano anche una felicità per la salute del vostro corpo.
– potrete imparare nuove forme di comunicazione, magari cucinando insieme

Prima di passare oltre ti ricordo di leggere con attenzione quanto riportato qui

Riferimenti Mediatici

Bibliografia

G. Roth – Breaking Free from Emotional Eating
S. Jenson – Emotional Eating Guide

Videografia
Il Podcast di Andrew Huberman
L’introduzione della psicologa Susan Albers

Per approfondire:

Chi sono
Precisazione importante

La Matrice Gusto Salute
A chi serve la bilancia (?)
La dieta? Sia un fatto solo tuo

Edna – Storia di una ballerina
Resistere alle critiche distruttive
L’importanza di aggiornare gli appunti

Di più su di me:

Se vuoi leggere altre cose che scrivo, ho collaborato al libro L’Arte dell’Agenda di Claudia Elisabetta Muccinelli

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