Vorrei parlarvi di una idea che ho messo insieme recentemente e che vedo che è molto utile e discussa tra i miei lettori. E’ nata come battuta paradossale, ma credo che in questo post la questione possa meritare una riflessione più seria. Voglio parlarvi del diario dei fallimenti.

Per farvi capire cosa intendo vi chiedo un piccolo sforzo di immaginazione. Pensate con me di voler scoprire quale sia per voi il caffè migliore. Mettiamo che dobbiate decidere se comprare una macchina del caffè in casa e vogliate prendere una decisione a ragion veduta. Vi porreste delle domande immagino no? Anzitutto: cosa vuol dire migliore? Meglio per il portafoglio, per il palato o per la salute fisica complessiva? So che mi starete dando del pirla, ma datemi credito e seguite il ragionamento. Dovreste trovare un buon compromesso e considerare, ad esempio, quale sia il caffè migliore considerando tutti e tre i parametri.
1) Iniziamo dalle questioni economiche: dovreste fare una media del costo delle macchinette, del costo delle cialde o dei pacchi di caffè ed anche del costo del caffè nei bar della vostra zona…
2) Poi ci sono le questioni legate al gusto personale: dovreste provare più miscele, più marche più tostature…
Capite che, se volessimo prenderlo seriamente. sarebbe un lavoro non banale, che ci porterebbe ad almeno alcune risoluzioni preliminari importanti.
A] Dovremo prendere appunti: segnarci quali siano le variabili per ogni degustazione e cercare di considerare di volta in volta l’incidenza di ciascuna. Col tempo potremmo eliminarne alcune irrilevanti (ad esempio la perizia del barista) e aggiungerne altre (ad esempio la pressione atmosferica, o il momento della giornata), Magari potremmo scoprire che al mattino tendiamo a preferire un prodotto dal gusto più forte, al pomeriggio più leggero.
B] Dovremo tornare spesso sui nostri appunti. Rivedere nel tempo i nostri giudizi, alla luce delle nuove scoperte e delle nuove prove.
C] I giudizi conterranno alcuni elementi che si riveleranno incontrovertibili, ma è probabile che per altri aspetti si rivelino provvisori, che abbiate bisogno di maggiori dati e controlli.
D] I giudizi non saranno mai un semplice buono o cattivo, ma conterranno sempre una valutazione complessa sotto diversi aspetti. Ad esempio: questo caffè ha un buon aroma, ma un pessimo retrogusto….
E] Alla fine ogni singolo assaggio conterrà un buon numero di dati, che vi guideranno nelle scelte successive e vi permetteranno di perfezionare le scelte. In questo modo probabilmente non avrete mai un giudizio definitivo, ma certamente berrete caffè sempre migliori

Ma se tutto questo è vero…

Se fareste tutto questo per una cavolata come il caffè che preferite, perchè non dovreste farlo su cose certamente più importanti come la dieta, l’esercizio fisico, lo smettere di fumare e tante altre buone abitudini? Perchè liquidate i vostri tentativi alle prime difficoltà, usando inutili giudizi superficiali come non sono buono, non sono portato, sono un fallito ed altre sciocchezze simili?
*) Penso che, molto spesso, queste affermazioni nascondano la mancanza di una reale volontà di impegno e cambiamento: è molto più facile dire: non riesco piuttosto che capire perchè non si riesca e valutare alternative.
*) Ma ammettiamo pure che siate in buona fede e ragioniamo sull’atteggiamento: Il fine del cambiamento non è riuscire o non riuscire, ma valutare un tentativo di cambiamento, trattenendo aspetti buoni e migliorando quelli meno buoni.
*) Migliorare non prevede traguardi ma un processo continuo di valutazioni e miglioramenti. Ci sono molti insegnamenti su questo: cito quello di Mel Robbins: nella vita non si fallisce, o si ottiene un risultato o si impara qualcosa. James Clear precisa questo aspetto dicendo che non dobbiamo guardare al risultato, ma al sistema che lo produce. E’ solo lavorando sul sistema che si può effettivamente ottenere dei risultati duraturi.
*) Per cui piantiamola di parlare di successi e fallimenti e iniziamo a ragionare in termini di progetti e di variabili che possiamo controllare. Qual è dunque il vostro progetto? Scomponete la macro idea in pezzettini sempre più piccoli e chiedetevi come possiate valutare il miglioramento di ogni singola parte.
Poi mettete l’idea alla prova e raccogliete dati.
*) In questa nuova prospettiva non è importante che voi riusciate o falliate, che abbiate talento oppure no. Ci interessano due cose ben diverse:
1) Che voi facciate un tentativo avendo chiaro un obbiettivo, e raccogliate più dati possibili sul tentativo appena svolto, che vi permettano di dire cosa sia andato bene e cosa no.
2) Che non vi abbattiate nelle difficoltà, ma che progettiate sempre dei tentativi migliori, valutando di volta in volta la situazione.

Alla retorica auto commiseratoria del fallimento provate a sostituire quella fondata sull’entusiasmo e sulla creatività. Sarà un cambio di prospettiva.
Nella definizione del progetto, quale che sia, tenete dunque un diario in cui da un lato segnate le idee da testare e quelli che pensiate possano essere i margini di miglioramento, dall’altro valutate nel tempo i vostri risultati, non dimenticando che ciò che cercate è un giudizio complesso che preveda cose positive e indicazioni per migliorare.

Questo diario io l’ho scherzosamente chiamato Diario dei Fallimenti perchè le cose che non funzionano sono la base per progettare miglioramenti.

Provatelo e fatemi sapere nei commenti.

Continua sul nostro libro

Riferimenti Mediatici

Bibliografia

Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
James Clear – Atomic habits. Piccole abitudini per grandi cambiamenti
Matthew Syed – Se sbagliamo ci sarà un perché

Videografia
Il Podcast di Andrew Huberman

Per approfondire:

Chi sono
Precisazione importante

La Matrice Gusto Salute
A chi serve la bilancia (?)
La dieta? Sia un fatto solo tuo

Edna – Storia di una ballerina
Resistere alle critiche distruttive
L’importanza di aggiornare gli appunti

Di più su di me:

Se vuoi leggere altre cose che scrivo, ho collaborato al libro L’Arte dell’Agenda di Claudia Elisabetta Muccinelli

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