Spesso si usano queste parole in senso affermativo, nei discorsi motivazionali di bassa lega. Dipende solo da te! Non tergiversare, agisci!
Quante volte abbiamo sentito questa affermazione? La realtà dei fatti è tuttavia un pochino più complessa… Vorrei dedicare qualche riflessione a questo aspetto.

Siamo proprio sicuri che i nostri obiettivi siano davvero formulati in modo che dipendano solo da noi? Farò tre esempi: vorrei fidanzarmi con Veronica, vorrei una promozione, vorrei che questo blog avesse migliaia di likes.
La (dis-)educazione maschile porta i giovani a pensare che una volta che si sia deciso che Veronica sia l’oggetto della nostra attenzione, si possa o si debba fare qualunque cosa per conquistare Veronica. A nessuno tuttavia viene in mente che anche Veronica possa avere voce in capitolo. Dell’opinione di Veronica, che potrebbe avere altri interessi e preferire un’altra persona, non importa nulla a nessuno. La questione può assumere contorni patologici: ognuno di noi conosce qualche maschio immaturo che ne abbia fatto una malattia del fatto che la Veronica di turno non abbia concesso i propri favori. Sia detto per inciso, vale anche l’opposto: ognuno di noi conosce una qualche Veronica disperata perchè il Sandrino di turno non l’ha più richiamata. Il problema di tutta la faccenda, come già aveva ben inteso Epitteto duemila anni fa, è che il piacere ad altre persone non dipende da te, non è una cosa che puoi controllare. Lo stesso dicasi per la promozione: Non dipende solo da te! Ci sono una serie di fattori di politica aziendale che sono sopra la tua testa, e non è detto che bastino abnegazione e competenze per avere concreti riconoscimenti. Siamo in presenza certamente di ottimi requisiti, ma non è detto che bastino. Non fraintendetemi, non parlo di raccomandazioni e loschi traffici, questo è il mantra dei perdenti che voglio tenere lontano da queste pagine; dico piuttosto che, quando a decidere sia un’altra persona, potrebbe adottare criteri personali che non conducano nella mia direzione. Stop.
E veniamo a questo blog: non sarei sincero se non vi dicessi che mi piacerebbe avere un incredibile successo di pubblico che mi permettesse di stare sulle spiagge di Santa Monica a discutere con Dan Brown di quale sia il miglior Mojito della spiaggia. Ma questo non può essere un obiettivo, non tanto perchè è molto probabile che non succeda, quanto piuttosto perchè non dipende da me. Il fatto che ciò che faccio piaccia o non piaccia, il fatto che venga apprezzato e condiviso, non è in mio controllo e non lo sarà mai.
La cosa difficile di un blog come questo è che deve avere degli obiettivi che dipendano da me e non dal favore, certamente gradito, ma incontrollabile, del pubblico. Allora cerchiamo insieme un obiettivo credibile.
1) Anzitutto: lo faccio perchè mi piace farlo. Lo faccio perchè penso di aver qualcosa di interessante da dire, e perchè l’idea di costruire qualcosa per dire ciò che sento mi gratifica. Spesso si dice che nella vita bisogna avere il coraggio di seguire la propria passione: questa è la mia.
*) Recentemente ha fatto scalpore la notizia che Nietzsche venne considerato un megalomane paranoico dagli psichiatri suoi contemporanei quando di sè diceva di essere un grande filosofo. All’epoca era in uno ospedale con una camicia di forza e aveva pubblicato e venduto pochissime copie dei suoi libri quasi tutte a sue spese. Il tempo gli ha dato ragione,
*) Non voglio paragonarmi a Nietzsche, ma io sono un buon blogger, e mi affido con pazienza alla clemenza del tempo.
2) Basta questo? No! Ogni progetto deve avere un obiettivo misurabile, altrimenti è solo una utopia campata per aria. Ricordate cosa diceva Kelvin? Se non puoi esprimerlo in numeri il tuo progetto è scarso o insoddisfacente.
Quali sono i numeri sotto il mio controllo di un blog?
– Le visualizzazioni? Dopo solo qualche mese sono molte e vi ringrazio, ma non dipendono da me.
– i Like? Stesso discorso.
– Le copie vendute dei libri? Anche.
Quali sono dunque le cose misurabili che dipendono da me? Ce ne sono alcune.
*) Decidere, ad esempio di dedicare a questo progetto 1000 ore, o se preferite 3 anni della mia vita. Tra 3 anni, il 24 maggio del 2027, farò un consuntivo, considerando cosa mi sono portato dietro da questa esperienza. Prima di allora, al netto di circostanze indipendenti dalla mia volontà, non ci sarà critica o insuccesso in grado di smuovermi dal continuare.
*) Pubblicare un The Art of The Diary Log (TAoTD Log) in cui tenere traccia delle attività che svolgo.
*) Agire su più fronti, rendendo disponibile il materiale su più piattaforme social
*) Migliorare le mie competenze informatiche per rendere il blog sempre più utile e gradevole
*) Dovrò anche valutare se curare nuove sezioni e su quali contenuti vorrò puntare, non tanto attraverso il consenso istantaneo, ma avendo negli occhi sempre il prodotto che ho intenzione di costruire.
*) Aver cura dei miei utenti, prestando attenzione ad eventuali domande o richieste
*) Collaborare con altri esperti, per arricchire la mia stessa competenza e rendere plurale l’offerta formativa del blog

In questo modo i risultati sono indipendenti dalle fluttuazioni del consenso. E’ una situazione totalmente sotto il mio controllo, che è misurabile in termini di tempo complessivo ed elenco delle attività svolte.

Avete anche voi un obiettivo? Ragionateci un po’ su, formulatelo in modo che dipenda da voi e poi scrivetemelo nei commenti.

Continua sul nostro libro

Riferimenti Mediatici

Bibliografia

Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
James Clear – Atomic habits. Piccole abitudini per grandi cambiamenti
Matthew Syed – Se sbagliamo ci sarà un perché
Gabriele Oettingen – Io non penso positivo

Videografia
Il Podcast di Andrew Huberman

Per approfondire:

Chi sono
Precisazione importante

La procrastinazione come il canto delle sirene
Impariamo da Sherlock Holmes e dal violino
La dieta? Sia un fatto solo tuo

Edna – Storia di una ballerina
Resistere alle critiche distruttive
L’importanza di aggiornare gli appunti

Di più su di me:

Se vuoi leggere altre cose che scrivo, ho collaborato al libro L’Arte dell’Agenda di Claudia Elisabetta Muccinelli

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