Il mio personale approccio al management deriva da un assunto antropologico preciso: tutti abbiamo un particolare potenziale, un dono particolare, una impronta unica da lasciare nel mondo. Può essere qualcosa di artistico – creativo, una personale ricerca intellettuale, una esperienza significativa, una particolare relazione di qualità… se voi doveste riassumere l’intera vostra esistenza in una riga, in una foto, in una esperienza, per cosa la vostra intera esistenza vorreste che fosse ricordata tra le miliardi di vite che popolano l’universo?
Potrebbe sembrare una domanda scomoda, o una sega mentale, ma non lo è affatto. C’è il rischio che senza rispondere a una domanda come questa non possiate essere felici. In questo post cercherò di guidarvi in una risposta.

Utilizzerò come sempre questo blog come esempio: l’impronta che decido di lasciare è quella di un buon time designer, che aiuti professionisti e semplici curiosi a gestire meglio il proprio tempo. Voglio arrivare a questo attraverso un blog, imparando a scriverlo in maniera sempre più accattivante e sempre meno banale. Sono stato abbastanza chiaro e sincero?
Bene. Adesso vediamo come fare, utilizzando un processo in 5 fasi.
1) Anzitutto dobbiamo scegliere cosa vogliamo fare: nel mio caso, il time designer che anima un blog.
-) Una volta stabilito cosa fare, dobbiamo anche stabilire come farlo e come istituire un processo di feedback, dipendente esclusivamente da noi, che ci dica se stiamo andando nella direzione giusta. Sarebbe facile usare i lettori come feedback, ma il numero di click sulle nostre pagine non è in nostro controllo. Un modo carino è quello di creare una lista minima di piccoli miglioramenti, di cui ho già discusso e che presto metterò online (il TAoTD Log), procedendo con quella. In questo modo avrete una lista di piccole cose da migliorare sotto il vostro esclusivo controllo.
2) Il secondo punto sarà prendere una serie di decisioni: in ragione del nostro spazio di azione dovremo decidere quali saranno i nostri prossimi passi. Dovremo dunque animare la nostra lista con una serie di passi possibili in ordine di priorità.
3) Dovremo quindi trovare il tempo per dedicarci al progetto: per farlo, vi consiglio caldamente il processo in tre fasi che abbiamo descritto nel libro (progettare la giornata, tenere traccia di come scorre, valutarne l’andamento a posteriori).
– E il tempo non lo trovi senza selezionare un team di persone a cui tu possa agevolmente delegare parte dei tuoi compiti. Pensa dunque a selezionare una o più persone cui delegare qualche semplice compito.
4) Questo significa anche dedicarcisi totalmente. Tutti vediamo il successo del performer di turno e tutti diciamo di voler essere come lui quando lo vediamo sotto i riflettori. Ma provate a pensare a quante rinunce abbia dovuto fare il performer per essere li, a quante serate pizza birra e partita abbia dovuto perdere, a quante ore di sonno, a quanta fatica… Pensate a quante volte abbia stretto i denti, correndo al freddo sotto la pioggia o sudando al caldo di un sole cocente. Siete davvero sicuri di volere/potere fare come lui? Pensateci la prossima volta che sparerete cavolate comodamente seduti sul divano.
Le rinunce che faccio per questo blog? Molte ore di serie tv, molte partite di calcio sonnecchiando sul divano, e di binge watching sui social, qualche ora di sonno e un sacco di altri interessi cui potrei dedicarmi, ma per cui scelgo di non avere tempo.
5) Dobbiamo però soffermarci su alcuni punti; il primo è che nessuno nasce fenomeno, ma che i picchi di eccellenza derivano dall’investimento nella formazione e dall’esercizio/allenamento
– attraverso un buon team di persone che condividano la nostra passione e che mantengano attorno a noi un’aurea di piacevole motivazione.
– attraverso una serie di mentori che dobbiamo scegliere per poter sapere dove e come migliorare. Non si migliora ripetendo a caso cose che già si sappiano fare, ma individuando nel nostro log delle aree di debolezza e stabilendo come migliorarle nel tempo.
Prima di scrivere queste pagine ho avuto grandi mentori, che rivelerò il giorno dei miei primi successi. Anzi, potrei dire che questo blog, che in molti state apprezzando anche per la sua genuinità, potrebbe essere considerato un esercizio continuo di perfezionamento su ciò che quotidianamente imparo nel rapporto con loro.
Come scelgo dunque un mentore? Alcune accortezze.
– Devo poter avere qualche sistema per controllare la sua esperienza pregressa. Circondarsi di gente laureata all’università della vita non è mai mediamente una buona strategia per migliorare.
– Deve poter rappresentare esattamente ciò che voglio diventare e deve avere le conoscenze didattiche e la volontà di aiutarmi a migliorare nelle aree di mio interesse.
– Deve poter avere su di me un ascendente tale da motivarmi al solo pensiero, alla sola presenza. Non pensate dunque di potercela fare da soli, sarebbe un atteggiamento acritico e immaturo. Abbiate l’umiltà di riconoscere il valore altrui e cercate di circondarvi il più possibile di persone che vi possano insegnare qualcosa.

Qual è, dunque, l’impronta che vorrete lasciare di voi stessi? Ditemelo nei commenti

Continua sul nostro libro

Riferimenti Mediatici

Bibliografia

Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
James Clear – Atomic habits. Piccole abitudini per grandi cambiamenti
Ericsson, A. (2016) Numero 1 si diventa
Steve Magness – Do the Hard Thing
Brian Tracy – Ingoia il rospo

Dai una occhiata a tutti i libri citati nel blog

Videografia
Il Podcast di Andrew Huberman

Per approfondire:

Chi sono
Precisazione importante

La procrastinazione come il canto delle sirene
Impariamo da Sherlock Holmes e dal violino
La dieta? Sia un fatto solo tuo

Edna – Storia di una ballerina
Resistere alle critiche distruttive
L’importanza di aggiornare gli appunti

Di più su di me:

Se vuoi leggere altre cose che scrivo, ho collaborato al libro L’Arte dell’Agenda di Claudia Elisabetta Muccinelli

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