Spesso mi chiedono quale sia il mio metodo, o il miglior metodo di prioritizzazione. Io rispondo che si tratta di un falso problema, per il semplice motivo che la parola migliore riporta la questione alla sfera soggettiva e non a quella oggettiva. Ci sono sistemi che numerano i compiti… ma non mi hanno mai convinto… mi sono sempre trovato a barare, o a non sapere sinceramente se quel compito fosse importante, importantissimo o poco importante, se fosse davvero urgente, se stessi barando nel definirlo o nel non definirlo urgente.

Ho una buona notizia per voi: esiste un modo sicuro per sapere quale sia il compito cui dare priorità, un metodo comprovato, che non teme smentite…
Ma ho anche una brutta notizia: la mia proposta non vi piacerà.
Andiamo con ordine: una prima scrematura tra le cose importanti e quelle meno importanti è abbastanza intuitiva, così come quella tra le cose più o meno urgenti. E’ tuttavia possibile, e di fatto molto frequente che ci siano due o tre cose che reputiate sostanzialmente urgenti e importanti e che non sappiate da quale cominciare. La risposta è brutta ma ovvia: dovete cominciare con quella che vi piace meno, quella a cui associate i pensieri più negativi, quella che evitereste se ci fosse la minima scappatoia.
Il motivo per cui dico questo è che è stato dimostrato che quel malumore, se non affrontato per tempo, si allarga sia per intensità che per durata. Se rimandate le cose che non vi piacciono, il malumore vi accompagnerà per tutta la giornata, vi inseguirà anche a casa e vi terrà svegli per tutta la notte. In più, per ogni giorno rimandato, aumenterà di intensità, rendendovi sempre più difficile affrontarlo.
Per cui, siamo sinceri, non è vero che voi non sapete da che parte cominciare, è vero piuttosto che voi, non vorreste cominciare da ciò che vi cagiona così tanto malumore. Non è vero che non sapete quale sia il rospo e che non avete una vocina che vi guidi, è vero piuttosto che vorreste non vederlo o non ascoltarla.
Spesso la gente si rivolge alle teorie sulla produttività per evitare di affrontare i propri malumori, e molti cercano quel trucco o quella formula magica che promette di procedere senza dover affrontare quella sensazione più o meno sottile di disgusto. E’ la direzione sbagliata: così ingigantirete l’ostacolo invece di superarlo. Invece di andare dietro ad incantatori di serpenti, che vi promettono, l’impossibile ascoltatemi: l’unica cosa da fare è affrontare di petto quel malumore con una strategia a tenaglia.
1) Da un lato si tratta infatti di imparare a sopportarlo, di aumentare la nostra tolleranza al disagio, di allenarci ad essere efficaci nonostante l’umore non sia dei migliori. Se dimostriamo al nostro nemico interiore che noi siamo più forti, che intendiamo procedere nonostante i brutti segnali, daremo a noi stessi prova di non fuggire di fronte alle difficoltà, la nostra confidenza aumenterà e il rospo ci sembrerà progressivamente meno brutto.
2) Dovrete però anche accettare di fermarvi un momento e ragionare con calma su tre fattori, che generalmente sono quelli che ingenerano malumore.
a) le vostre condizioni psicofisiche? Come avete dormito? Quanto avete mangiato? Quanto vi sentite in forma? E’ abbastanza ovvio che i rospi sembrino di gran lunga peggiori se non siete fisicamente in forma. Il tempo che spenderete a imporvi qualche regola per mangiare, dormire e, in generale, sentirvi meglio, sarà tempo ben speso.
b) c’è poi un problema di flusso di lavoro, lo dico per esperienza. Spesso i rospi prosperano là dove c’è una organizzazione inadeguata, a livello di programmazione, strumenti e conoscenze, rispetto a compito che vorreste portare a termine. Il nostro libro può essere certamente una utile risorsa per organizzarvi meglio.
c) Infine c’è la paura, generalmente legata ad una vostra tendenza al perfezionismo, ad una mancanza di autostima o ad una certa ansia sociale. Dedicheremo dei post a parte su questo punto. Per ora vi basti riconoscere che i rospi sono nutriti di questa paura e che il vero modo per scacciarli non è un qualche slogan carino dell’ultimo libro di successo, ma quello di guardarvi dentro, di riconoscere la vostra fragilità e di lavorare per rinforzare i vostri punti deboli.
Se avete bisogno di aiuto in questo senso, contattateci in privato,
Continua sul nostro libro L’arte dell’Agenda
Riferimenti Mediatici
Bibliografia
Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
Steve Magness – Do the Hard Thing
Brian Tracy – Ingoia il rospo
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Videografia
Il Podcast di Andrew Huberman
Per approfondire:
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Precisazione importante
La procrastinazione come il canto delle sirene
Impariamo da Sherlock Holmes e dal violino
La dieta? Sia un fatto solo tuo
Edna – Storia di una ballerina
Resistere alle critiche distruttive
L’importanza di aggiornare gli appunti
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Se vuoi leggere altre cose che scrivo, ho collaborato al libro L’Arte dell’Agenda di Claudia Elisabetta Muccinelli
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