Ho recentemente parlato con una persona che ha rifiutato una promozione e un aumento salariale netto del 10%. Incuriosito ho chiesto perchè e mi sono sentito dire che nel nuovo ufficio aveva percepito un’atmosfera rancorosa e perdente. Ho chiesto allora quali fossero le componenti di quell’atmosfera e mi sono sentito indicare alcuni fattori, che analizzo in questo post

*) Il nuovo ufficio sarebbe più bello come dotazioni, ma la dislocazione delle postazioni lo rendeva più caldo, più rumoroso e più dispersivo. Poi i colleghi si detestavano, serpeggiavano una serie di rancori e non c’era alcuna motivazione per far bene il lavoro. Ho preferito tornare indietro.
Dal mio punto di vista tutte queste considerazioni rappresentano variabili su cui lavorare per ottenere un flow migliore: vediamole meglio:
*) Le dotazioni, per fortuna, erano adeguate (attenzione, però, che per dotazioni non si intendono solo gli strumenti informatici, ma anche vecchie cose old school come la sedia, la scrivania, le penne, la carta….)
*) Il calore è un elemento da non sottovalutare, su cui si può lavorare in due modi: agendo sull’ambiente (tende, sistemi di raffreddamento) o sulla persona (banalmente vestendosi di meno)
*) Anche il rumore, piaga dei nuovi uffici open space, va ridotto. Si possono creare spazi meno rumorosi, impiegati più isolati, o dotare di cuffie isolanti (con musica o senza).
*) Le frizioni nel team vanno fatte emergere e risolte in riunioni ed esperienze che non siano solo banalità di facciata, ma che sappiano tirar fuori e comporre la frustrazione repressa
*) Anche sulla motivazione si può lavorare, sia da un punto di vista personale che collettivo. Si deve imparare a controllare noia e burn out e mettere in piedi una serie di gratificazioni, personali e collettive, che accompagnino durante il processo
Non esiste l’ufficio perfetto, per cui è impossibile che tutti questi elementi siano sviluppati al meglio, ma ci sono contesti in cui naturalmente, un po’ per caso, queste componenti raggiungono un grado accettabile.
Al giorno d’oggi assistiamo da un lato ad interventi in questo senso di una serie di sedicenti esperti (in realtà poco preparati) che sono tanto costosi quanto inefficaci. Fare questo tipo di riunioni è una noia o un dovere imposto, nella consapevolezza che le cose non cambieranno.
Occorre studiare interventi con maggior spazio d’azione e sistemi di follow up che identifichino variabili oggettive su cui valutare i progressi. [Detto in altre parole, i questionari di soddisfazione non servono a nulla]
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Riferimenti Mediatici
Bibliografia
Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Allen, D. (2001) – Detto Fatto
Grant, A. (2023) – Il potenziale nascosto
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Segura, H. (2016) The Inefficiency Assassin
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
Maloney David – (2020) Procrastination Decoded
Steve Magness – Do the Hard Thing
Brian Tracy – Ingoia il rospo
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Videografia
Il Podcast di Andrew Huberman
Per approfondire:
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La procrastinazione come il canto delle sirene
Impariamo da Sherlock Holmes e dal violino
La dieta? Sia un fatto solo tuo
Edna – Storia di una ballerina
Resistere alle critiche distruttive
L’importanza di aggiornare gli appunti
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