In questo post Master Phil istruisce Amos su un aspetto cruciale del quinto lato del pentagono: il rapporto con gli altri

A tutti i tennisti capita di affrontare avversari più forti, di giocare partite senza la minima possibilità e di… perdere fragorosamente. Nel post di oggi affronteremo un aspetto importante di quando si gioca contro un avversario più forte, ossia il concentrarsi su se stessi e sul proprio piano partita.
Qualunque avversario, per quanto forte sia, ha delle debolezze che debbono essere evidenziate ed affrontate. Il nostro compito è avere un gioco abbastanza duttile da poter mettere in campo diverse strategie d’attacco.
Una volta elaborato il piano, nostro compito sarà concentrarci solo su quello, mettendo in campo il nostro miglior tennis e cercando di essere più regolari possibili. Dobbiamo spingere l’avversario a dimostrarsi più forte solo attraverso un gioco più dispendioso e rischioso. Dobbiamo concentrarci sui nostri punti deboli e verificare quali progressi abbiamo fatto e quanto riusciamo a produrre un tennis migliore anche in condizioni proibitive.
Dobbiamo uscire con la con la convinzione che, sebbene abbiamo perso una partita, ci siamo scoperti migliori di quando abbiamo cominciato e siamo pieni di spunti e di idee su come migliorare il nostro gioco. Se questa sarà la nostra mentalità avremo fatto un buon passo nel nostro percorso verso il top.
Questo funziona anche nella vita quotidiana di ciascuno di noi
Non è infrequente che siamo impegnati in una rete di rapporti con persone difficili, che ci rendono la vita impossibile e che manderemmo volentieri a quel paese. Non è infrequente che dobbiamo subire situazioni apertamente ostili e deficitare, non è infrequente l’uscire sconfitti dalle situazioni. Tutto questo però non esclude che sia nostro dovere controllare le nostre reazioni e trarre il massimo da ciascuna situazione, per quanto deficitaria possa essere.
Non uscire dalla partita, non farci rovinare la giornata
La prima cosa su cui dobbiamo concentrarci è non uscire dalla partita, non farci rovinare la giornata. Spesso queste interazioni moleste risultano infatti intrusive, impedendo la concentrazione nelle ore successive allo scontro.
Autocontrollo significa imparare a circoscrivere le emozioni negative, qualsiasi sia la forma che assumono, per concentrarci sul prossimo punto.
Spesso saranno proprio questa nostra pazienza, questa costanza e questo nostro autocontrollo a portarci alla vittoria.
Non demandare all’altro la responsabilità delle tue risposte, non nasconderti dietro scuse puerili, concentrati su te stesso, sulle tue migliori abilità e impara a metterle al servizio della partita. Dove non arriva la tecnica arriverà la costanza, se imparerai ad investire su te stesso, a migliorare dettaglio dopo dettaglio il tuo impatto con la realtà, sarà inevitabile che ti diano più spazio.
L’importanza dell’allenamento
Certo non si cresce solo con le motivazioni, serve anche tanto allenamento, mirato e funzionale per acquisire abilità migliori nel prossimo torneo. Il miglioramento complessivo non può non passare da centinaia di piccoli dettagli fisici (velocità e resistenza) tecnici (il modo di colpire la palla) e tattici (il modo di condurre il punto e il gioco.
Pensa alla tua giornata recente? In quali aspetti sei stato deficitario? Quali aspetti puoi migliorare già da domani e come? Quali invece richiedono più tempo e più impegno?
E’ importante dedicare a questi aspetti una parte significativa del nostro quotidiano, ed è importanti circondarsi di persone (allenatore e compagni) in grado di condividere la nostra visione di gioco e migliorarla.
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Grant, A. (2023) – Il potenziale nascosto
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Segura, H. (2016) The Inefficiency Assassin
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
Maloney David – (2020) Procrastination Decoded
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