
Il campione tedesco si è lasciato andare a preoccupanti dichiarazioni dopo la sconfitta con Berrettini (Bravo Matteo, daje), che denunciano un momento di grande confusione. Vediamo in dettaglio cosa ha detto Zverev.
““Non so cosa mi stia succedendo, non so cosa dire. Ho giocato un grande primo set e poi appena mi ha brekkato nel secondo sono calato di dieci livelli. La mia palla è lenta. Ho smesso di colpire la palla. Ed è sempre la stessa storia negli ultimi mesi. Non cambia mai niente, sempre così. Ancora una volta sono io che ho perso la partita. Penso che il mio livello sia terribile“
Ma chi è il mental coach di Zverev?
Di fronte a queste parole stavo per cadere dalla sedia: se da un lato ero contento di non sentire le solite quattro cavolate preconfezionate, dall’altro ero seriamente preoccupato dal fatto che il n. 2 del mondo non solo pensasse queste cose, ma le dichiarasse pubblicamente, sintomo del fatto che questi pensieri sono fortemente radicati oggi nella sua mente. Allora sono andato a cercarmi chi fosse il suo mental coach, con l’intento di scrivere un post per consigliare di licenziarlo. Non mi ha sorpreso dunque il fatto che pare che Zverev non abbia un proprio mental coach stabile ma ascolti sporadici consigli qua e là, così come non sono rimasto sorpreso che non sopporti alcun allenatore tecnico, se non i consigli del proprio padre, avendo allontanato per incompatibilità caratteriale prima Ferrero poi Lendl.
Sembra che Zverev non creda di poter essere significativamente aiutato da professionisti, non ritenga cioè che anche il tennis, per certi versi, possa essere un gioco di squadra, ed è un vero peccato perchè si tratta di un grande potenziale che rischia di perdersi.
Cosa fare quando si hanno quel tipo di pensieri?
Questi pensieri sono in realtà piuttosto comuni, alzi la mano chi non abbia sperimentato sensazioni simili di fronte a difficoltà sul lavoro o in famiglia. Ecco dunque alcuni consigli che possono essere utili a Zverev e a noi tutti.
1) Migliorare la memoria tecnica e la memoria procedurale. Sebbene la difficoltà venga vissuta come un problema di testa, essa si conclude sempre con azioni non adatte. Agendo sulle azioni, sul gesto, lo si può rendere più saldo e più impermeabile a fluttuazioni di carattere psichico o umorale. Esiste cioè una memoria procedurale, che va allenata ad agire in autonomia, anche quando ci sentiamo distratti o sopraffatti da emozioni negative. In sintesi, occorre allenarsi meglio, provando e riprovando i gesti non perfetti: inserendo qualche novità e una maggiore consapevolezza nel gesto. Anche apportare qualche novità non sarebbe male: ho sempre sostenuto che il problema non sia il talento ma la capacità di migliorarsi in un breve tempo. Avere a disposizione tattiche diverse può aiutare in partita a non andare in panico quando le cose paiono farsi complicate. E’ qui che un allenatore tecnico serio servirebbe come il pane, e andrebbe ascoltato e seguito.
Anche nel nostro quotidiano, sperimentare qualche novità tecnica,cambiare qualche cosa nell’ambiente, può aiutarci ad uscire da una situazione di stallo.
2) L’approccio alla prestazione C’è la necessità di sperimentare nuove sensazioni, nuovi modelli di approccio al torneo prima e alla singola partita poi. I coaches in questa fase giocano un ruolo essenziale. Anche nel nostro piccolo, spesso dobbiamo riconoscere che un problema specifico possa avere radici lontane, e che per ottenere un singolo cambiamento a valle, sia necessario agire a monte.
3) Rinforzare la capacità mentale di concentrazione e motivazione
Queste parole denotano pensieri limitanti molto comuni, fallacie cognitive di generalizzazione che abbiamo tutti, ma che un top player deve saper arginare. Non cambia mai niente… alla fine io perdo è purtroppo la credenza in qualche destino avverso, qualche forza negativa contraria.
Il consiglio che, da mental coach, mi sentirei di dare a Zverev e a tutti coloro che vivano pensieri simili, è quello di allenarsi a riconoscere questi pensieri spazzatura, non cercare di scacciarli, ma, con calma e pazienza, cercare di circoscriverli e sostituirli con pensieri più adatti.
Questo può avvenire sia combattendo senza quartiere la lotta ai pensieri negativi, sostituendola di volta in volta con dei mantra positivi (Helmstetter, Robbins M) sia immaginando di impersonare un qualche alter ego , immune da queste paure (Herman, T), sia agendo come se fossimo in una situazione meno stressante (pensandoci a casa o in allenamento) (Wiseman)
Le tecniche sono tante, e non posso dilungarmi su ciascuna. Una cosa è certa: parole come quelle di Zverev denunciano l’essere entrati in una spirale di emozioni negative molto pericolose e la necessità di farsi affiancare da persone qualificate per invertire la rotta.
Se anche voi vi riconoscete nelle parole di Zverev e volete qualche consiglio gratuito per uscirne, approfondendo ad esempio alcune delle tecniche che ho citato, contattatemi in privato.
Riferimenti Mediatici
Fonte Immagini
Alexander Zverev
Emerografia Digitale
UbiTennis
Le parole di Zverev
Bibliografia Generale
Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Allen, D. (2001) – Detto Fatto
Grant, A. (2023) – Il potenziale nascosto
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Segura, H. (2016) The Inefficiency Assassin
Helmstetter, S (2011) What To Say When You Talk To Your Self
Herman, T – Il potere del tuo alter ego
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
Maloney David – (2020) Procrastination Decoded
Steve Magness – Do the Hard Thing
Brian Tracy – Ingoia il rospo
Robbins, M (2023) The Let Them Theory
Le Cunff, AL (2025) Tiny Experiments
Wiseman, R. – The As If Principle
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Videografia
RedScoreboard su Youtube
Gonzo Tennis
UbiTennis
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Per Approfondire
Il prossimo punto
Alcaraz: Resistere alle critiche distruttive
Nole, Ancora tu!? Un vuoto generazionale
La visualizzazione preliminare del gesto
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