Esiste una narrazione tossica autoassolutoria quando si parla di perfezione che va riconosciuta e guardata con sospetto. Una recente intervista ad Adriano Panatta ci permette di far luce sul tema

Recentemente Adriano Panatta in una recente intervista ha dichiarato:
Stanno talmente santificando Sinner che fra un po’ ci sarà una ascensione. Lui è un ragazzo bravissimo, gioca come un dio… però basta… non è che ogni volta ce lo devono fare pesare. La perfezione certe volte può diventare noiosa. Io non sono perfetto. Io rispetto a Sinner sono come il diavolo e l’acqua santa.
Queste parole sono molto importanti perchè ci permettono di fare chiarezza su alcuni punti.
L’immagine mediatica non è quella reale Viviamo in un’epoca in cui i media filtrano le immagini (senza per forza stravolgerne il senso) e i contenuti. Dobbiamo dunque tenere in conto che quella che vediamo di Sinner è una immagine molto parziale, centrata soprattutto sui contenuti che il pubblico mostra gradire. In questo momento l’opinione pubblica sembra gradire una certa immagine e porta a pubblicare contenuti che rinforzano quell’immagine, ma non è detto, anzi è quasi certo che il gusto possa cambiare. Quindi nell’analisi del fenomeno dobbiamo tener conto di questa possibile fallacia preliminare. Ma ci sono comunque alcuni elementi interessanti su cui proviamo a riflettere.
Iniziamo dalla regola aurea: Nessuno è perfetto, nemmeno Sinner. Jannik deve imparare ad accettare che la perfezione non la raggiungerà mai, che sarà fallibile e fragile come tutti. L’essenza di un campione è quella di accettare la propria fallibilità senza che questa lo condizioni nel punto successivo. L’essenza di un campione deve essere quella di imparare da ogni errore, sfruttandolo come occasione di crescita ed accettando che errori e imperfezioni sono quotidiane e fanno parte del gioco.
La rinuncia guascona Stante il dato di fatto che la perfezione non è di questo mondo, ci sono due modi di reagire a questo. Il primo è quello della rinuncia, che si fonda su tre dogmi molto diffusi, sebbene la contemporanea psicologia della performance stia cercando di scardinarli.
Il primo è che la ricerca della perfezione sia un male. La ricerca della perfezione viene sempre dipinta come una ossessione patologica da curare a fronte.
Il secondo è che per performare al meglio ci voglia un equilibrio che implichi il danneggiare la propria salute fatto di notti brave e di scarsa applicazione
Il terzo è che non si possa andare oltre quanto concesso dal talento e che quindi questa attenzione all’allenamento, mentale e fisico, oltre un certo limite sia inutile.
Fortunatamente però c è anche un’altra posizione, attenta ai guadagni marginali, per cui, pur sapendo che la perfezione non esiste, cerchi un piccolo miglioramento continuo. Un singolo dettaglio non incide di per sè, ma se si sommano i piccoli guadagni tra loro si ottiene un vantaggio consistente.
Individuare questi dettagli, lavorarci, cercare di trarre il massimo da ogni singolo aspetto del gioco e della vita dell’atleta non è mania di perfezione, ma professionismo e applicazione.
Il talento da solo non basta Il talento è incarnato in un corpo e in una situazione. Corpo e situazione possono mettersi di traverso ed impedire al talento di esprimersi. Compito di un buon atleta e di un buon professionista è quello di agire per ridurre al minimo tutti i fattori biologici e situazionali che possono ostacolare la prestazione. Poi ovviamente non ci si riuscirà del tutto, ma è un dovere tentare
Oggi abbiamo assistito alla splendida vittoria di Djokovic. Nole diventa uno dei tre tennisti al mondo ad aver vinto 100 titoli. Complimenti. Nulla di tutto questo è casuale. Per arrivare a vincere ancora a 38 anni compiuti bisogna avere acquisito una padronanza dei gesti, delle situazioni e del proprio corpo che rivela una professionalità e una attenzione ai dettagli encomiabile.
E’ stata anche la giornata di Flavio Cobolli, che dimostra una volta di più quanto il nostro tennis non sia solo Sinner e che si stia mettendo a punto un sistema molto efficace che, anche in situazioni non sempre ottimali, sta riuscendo a fare emergere gli atleti più dotati. Complimenti
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Riferimenti Mediatici
Emerografia Digitale
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Videografia
La dichiarazione di Panatta a Splendida Cornice
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Gonzo Tennis
UbiTennis
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Bibliografia Generale
Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Allen, D. (2001) – Detto Fatto
Grant, A. (2023) – Il potenziale nascosto
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Segura, H. (2016) The Inefficiency Assassin
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
Maloney David – (2020) Procrastination Decoded
Steve Magness – Do the Hard Thing
Brian Tracy – Ingoia il rospo
Robbins, M (2023) The Let Them Theory
Le Cunff, AL (2025) Tiny Experiments
Agassi, A (2015) Open
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