
Dedichiamo questo post alla recensione di un libro molto bello e un po’ fuori dagli schemi, che racconta l’ascesa di Sinner partendo da elementi di contorno e offrendo delle istantanee molto poetiche su piccoli frammenti di vita quotidiana, che ci dicono molto dell’uomo, del ragazzo dietro al campione. Abbiamo avuto la fortuna di intervistare la (co-) autrice, Gaia Piccardi, che ha avuto la gentilezza di risponderci in una pausa dei suoi reportage da Wimbledon.
Viviamo in un periodo in cui chiunque si sente titolato a parlare di Sinner. Le librerie sono piene di instant books fatti uscire in fretta e furia per sfruttare il momento, Sinner è entrato nel tritacarne dei click per cui va tutto bene, purché faccia notizia.
Questo libro è fortunatamente diverso: è scritto da chi Sinner lo ha conosciuto e seguito quando tutti noi eravamo altrove, e ci racconta di come il successo di oggi arrivi da molto lontano, e sia stato il frutto di una serie di circostanze fortuite e dell’incredibile determinazione di un ragazzo e della sua famiglia.
Abbiamo avuto la fortuna di avere intervistato la (co-) Autrice, quindi lascerò a Lei la parola, Prima vorrei però dire due cose, che rendono, secondo me, questo libro davvero unico nel suo genere.
Ogni elemento citato, ogni piccolo dettaglio, meriterebbe per gli appassionati un approfondimento, come ad esempio il ruolo della famiglia di Sinner, le insidie che incontra un talento per emergere nel tennis italiano di oggi, le tante giovani promesse non mantenute, la difficoltà nel gestire il successo. Tra tutti citerei il ruolo di Riccardo Piatti, figura che avuto delle intuizioni molto importanti per il tennis italiano e internazionale, ma che non ha mai potuto coronare il suo sogno di portare un suo giocatore a vincere uno Slam, essendo costretto sempre a fermarsi a un passo da quel traguardo che sarebbe (stato) meritato.
Infine, ricorderò di questo libro il fatto che ogni capitolo inizi con una immagine di sfondo, molto poetica, che racconta da sola più di mille parole, e che dimostra la volontà degli Autori di non perdere nulla dei momenti che raccontano e di voler restituire la complessità e la bellezza dei singoli momenti. Tra tutti cito il rumore delle forchette del tavolo in cui Sinner mangiava in silenzio in un giorno in cui incontrava la famiglia, contrapposto alla convivialità di Maria Sharapova in un tavolo accanto, o ancora la luce degli sms tra Sinner e Piatti che illuminavano il buio della notte… piccole istantanee che sono uno splendido sfondo per la narrazione.
Il racconto si interrompe con il raggiungimento del primo posto ATP, alle soglie del caso doping. Sarebbe auspicabile un sequel che ci racconti i retroscena quotidiani degli ultimi accadimenti.
Ma ora, spazio alla mia intervista a Gaia Piccardi:
Gentilissima, anzitutto grazie per la disponibilità e complimenti per il libro, veramente ben scritto al di là dei contenuti. E’ un piacere leggerlo. Alcune domande: Io non credo che Sinner sia “piovuto dal cielo” come tennista: credo che l’Italia stia finalmente vivendo una maggiore professionalizzazione delle scuole tennis per cui i talenti inizino ad arrivare: con Sinner abbiamo Musetti, Berrettini, Sonego Cobolli. Piuttosto credo che manchi ancora la professionalità per supportare i più meritevoli: Sinner ha avuto il coraggio di rompere con Piatti, e di rompere coi preparatori che, quando non hanno fatto danni, si sono rivelati inadeguati. Gli altri italiani non paiono avere lo stesso coraggio, e restano in un limbo, frenati da una preparazione atletica inadeguata. Quindi piovuto dal cielo non è tanto il talento (ne hanno anche Musetti, Berrettini, e forse altri) ma il coraggio di rompere con contesti che non fanno più crescere. Che ne pensa?
GP: piovuto dal cielo in quanto talento nato in un paesino di confine, inizialmente destinato allo sci, devoto al tennis seriamente solo dal 13 anni in poi (quindi relativamente tardi), e cresciuto lontano da casa grazie all’iniziativa privata (Piatti). Sinner non è propriamente figlio della scuola federale: è stato aiutato economicamente dalla Fitp, ma non è un suo prodotto endemico. Piovuto dal cielo in questo senso. I talenti generazionali d’altronde nascono dove meno te lo aspetti. È un titolo che rivendico e che credo sintetizzi bene il fenomeno Sinner.
I numeri dicono che in valore assoluto Alcaraz è ancora leggermente, ma sensibilmente, più forte. E’ vero che noi non abbiamo mai avuto un giocatore cosi forte (non mi chieda di Pietrangeli perché non ero nato), ma non è attualmente il più forte, o almeno non fuori dal cemento. Perchè questa semplice verità non può essere accettata? Perchè non possiamo accontentarci di avere uno splendido uomo, uno splendido atleta ma un numero 2? In Italia pare sia nata attorno a Jan una narrazione dell’invincibile, del perfetto, e non appena il ragazzo ha uno scivolone… “apriti cielo!” Riusciremo ad avere una stampa attorno al tennis meno alla ricerca della sensazione e più obiettiva? (non parlo di lei ovviamente) O il tennis per essere popolare deve scontare queste narrazioni esagerate e romantiche? In sintesi ci meritiamo uno come Sinner, o lo fagociteremo in una altalena di emozioni, per cui appena a settembre perderà il primato, lo si accuserà e non ne parlerà più nessuno?
GP: I numeri fin qui dicono che Alcaraz ha vinto di più, e a più ampio raggio (per la seconda stagione titoli su terra, erba e veloce). Solo il tempo dirà chi è più forte tra Sinner e Alcaraz e anche tra dieci anni ne discuteremo, come con la triade Federer-Nadal-Djokovic. C’è chi sostiene che Roger sarà sempre superiore al Djoker, che ha vinto di più. I numeri non spiegano sempre tutto. Ma i numeri dicono che Sinner è n.1 e Alcaraz n.2. Io penso che i picchi di prestazione di Carlos siano inarrivabili ma sulla costanza di rendimento Jannik oggi gli è superiore. È in corso una narrazione affidata alla curva degli ultrà, cui appartengono molti colleghi, totalmente acritica e accecata dall’amore. Rivendico l’oggettività del Corriere: pur apprezzando Sinner, cerchiamo di fare pezzi da giornalisti, non da tifosi. Ogni tanto, è chiaro, un superlativo assoluto è necessario.
Come lei ben ricorda nel testo Djokovic disse che il gioco di Jannik è troppo prevedibile. E lo disse quattro anni fa. E’ una critica che sento dire anche oggi, e anche Jan ha recentemente detto che Carlos pare avere più soluzioni in partita. E’ un limite raggiunto? Jan non riesce più a migliorare? Sulla terra pare migliorato, sull’erba è ancora rivedibile. C’è stato un rallentamento della crescita tennistica? E’ ancora possibile che migliori? La Balaguer cita spesso il fatto che per migliorare ancora Carlos deve imparare a gestire la frustrazione dei momenti in cui le cose sembrano non andare. Abbiamo sempre detto che Jan sia un maestro di approccio mentale, ma dal ritorno dopo squalifica non abbiamo visto qualche scricchiolio? c’è ancora uno step mentale da superare?
A 23 anni, quasi 24, Jannik non è lontanamente un progetto compiuto. Il cantiere è aperto, i margini di miglioramento ampi. La stessa cosa vale per Alcaraz, naturalmente, che di anni ne ha appena compiuti 22. La loro rivalità sarà un inseguimento lungo un decennio, con alti e bassi, cadute e riprese, sorpassi e controsorpassi. Credo che in questa fase Jannik paghi un filo di ruggine conseguente allo stop di tre mesi. Nessun allenamento può restituirti le dinamiche del match. Wimbledon sarà un buon test per entrambi.
Riferimenti Mediatici
Acquista il libro
Imarisio, M. e Piccardi, G. (2024) Piovuto dal cielo
Articoli di Gaia Piccardi su Il Corriere della Sera
Videografia
L’intervista di Gaia Piccardi ne Il Posto delle Parole
RedScoreboard su Youtube
Gonzo Tennis
UbiTennis
Served
Monografie sul tennis
Agassi, A (2015) Open
Imarisio, M. e Piccardi, G. (2024) Piovuto dal cielo
Bibliografia Generale
Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Allen, D. (2001) – Detto Fatto
Grant, A. (2023) – Il potenziale nascosto
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Segura, H. (2016) The Inefficiency Assassin
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
Maloney David – (2020) Procrastination Decoded
Steve Magness – Do the Hard Thing
Brian Tracy – Ingoia il rospo
Robbins, M (2023) The Let Them Theory
Le Cunff, AL (2025) Tiny Experiments
Agassi, A (2015) Open
Dai una occhiata a tutti i libri citati nel blog
Balaguer: Alcaraz, Sinner e la gestione della frustrazione
Jan e il rischio Acab: allontanati Panichi e Badio
Balaguer: Nadal, un fuoriclasse della forza mentale
L’importanza della preparazione atletica e della programmazione
Sinner e la metafora del poker
Il prossimo punto
Alcaraz: il tennis può diventare schiavitù?
Ingaggia Nole come tuo mental coach personale
Cercasi un serio mental coach per Zverev
Alcaraz: il tennis può diventare schiavitù?
Alcaraz: Resistere alle critiche distruttive
Leave a comment