Commentiamo alcune dichiarazioni recentemente rese da Taylor Fritz. Il tennista americano ha recentemente dichiarato:
*) Probabilmente è un’opinione impopolare. Ma nella mia mente, quando si tratta di gestire la pressione in campo, di giocare e tutto il resto, ho sempre pensato che sia qualcosa che o ti piace avere o non hai”. 
Su questo punto Fritz ha parzialmente ragione. E’ quello che Nadal chiama passione, o Ceccarelli chiama engagement. Il tennis è sacrificio: o ti piace allenarti, sudare, sfidare i tuoi limiti con una racchetta in mano o non ti piace. Ci vuole disponibilità al sacrificio.
Perchè allora dico parzialmente? Perchè non si tratta solo di disposizione al sacrificio con la racchetta, ma anche, e forse soprattutto, di massimizzare questo sacrificio. Il mental coach serve a farti massimizzare il sacrificio, a non farti spendere più energie mentali di quanti siano necessarie, a far si che un traguardo, una vittoria, per te possibile non sia frenata dall’ansia o dalla paura

*) E non ho mai capito come qualcuno possa [rivolgersi a un mental coach], se fossi giù, parlerei con qualcuno che è un giocatore esperto e che conosce esattamente le emozioni di cui sto parlando. Ma uno psicologo… è molto difficile per me credere che mi diranno, come gestire questa situazione.
Bisognerebbe spiegare a Taylor che chiunque conosce quelle situazioni: che a livello fisiologico ed emotivo sono le stesse che prova uno studente ad un esame, un chirurgo mentre opera, un operaio che lavori su un tetto. Proprio questa universalità delle sensazioni e delle reazioni fisiche permette ad un tennista di imparare anche da non tennisti. C’è poi un problema legato all’insegnamento: quand’anche un altro tennista abbia provato le medesime sensazioni, non è detto che sappia trasmettere ed insegnare un metodo universalmente efficace. Bisognerebbe spiegare a Taylor che ci sono persone specificamente formate ad insegnare tecniche, e che ci sono tecniche diverse che si rivelano efficaci in contesti diversi per persone diverse. Un collega tennista può conoscerne un paio, quelle che sono materialmente utili a lui, un mental coach deve conoscerne un po’ di più. Il collega tennista può avere imparato qualcosa a macchia di leopardo, ma conservare alcune lacune importanti. Anche il collega di scrivania può consigliarti un rimedio efficace per un raffreddore, ma non tutti i raffreddori sono uguali e non tutti i problemi di salute sono paragonabili ad un raffreddore. Per quelli ci vuole un medico.

*) Meglio di qualcuno che c’è passato piuttosto che come qualcuno che non abbia mai provato

Qui il buon Taylor ha detto una gran cavolata. Non bisogna avere avuto il cancro per essere un buon oncologo, o essere per forza donne per essere un buon ginecologo.

“Sai, ho la sensazione che mi diranno di rilassarmi e respirare. E poi, non so. Ho sempre pensato che fosse qualcosa che non si può insegnare. Magari puoi lavorarci su, magari puoi lavorarci su e migliorare un po’, ma nella nia mente è una specie di placebo. Ho la sensazione che sia un po’ l’effetto placebo, del tipo, forse andrà meglio perché pensi di aver parlato con qualcuno e pensi di gestire meglio la situazione.” 
Altre inesattezze. Come andiamo dicendo nelle pagine di questo blog, non si tratta solo di esercizi di rilassamento, ma di un lavoro più profondo e completo.
C’è poi la questione del placebo, che contiene ben due errori in poche parole. Si parla di placebo quando tu somministri una caramella ad un malato, e, pur sapendo che non ha alcun potere curativo, la spacci per un superfarmaco, e il malato migliora.
Qui è diverso: ansia e pensieri negativi non sono opinabili, ma hanno ricadute precise in parametri oggettivi come il battito, cardiaco, la respirazione, la postura. Le tecniche insegnano a pagare il caffè 1.20 eur e non 60, come insegnano Ceccarelli e la Balaguer.
Ma liquidare tutto come visualizzazione è riduttivo: si tratta di generare un effetto cumulativo da ogni piccolo dettaglio possibile, in modo che centinaia di piccoli aggiustamenti locali (dieta, abbigliamento, allenamento, sonno, orari, strumenti) possano portare ad un grande miglioramento.

Continuate sul nostro libro L’arte dell’Agenda

Riferimenti Mediatici

Fonte immagini
Fritz su Essentially Sports

Emerografia Digitale
L’articolo su Essentially Sports
UbiTennis

Videografia
L’intervista al Tennis Insider Club
RedScoreboard su Youtube
Gonzo Tennis
UbiTennis
Served
Tennis Insider Club

Monografie sul tennis
Agassi, A (2015) Open
Ceccarelli, R (2024) Nella mente di un campione
Imarisio, M. e Piccardi, G. (2024) Piovuto dal cielo


Bibliografia Generale

Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Allen, D. (2001) – Detto Fatto
Grant, A. (2023) – Il potenziale nascosto
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Segura, H. (2016) The Inefficiency Assassin
Hardy, D. (2010) – Effetto cumulativo
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
Maloney David – (2020) Procrastination Decoded
Steve Magness – Do the Hard Thing
Brian Tracy – Ingoia il rospo
Robbins, M (2023) The Let Them Theory
Le Cunff, AL (2025) Tiny Experiments
Agassi, A (2015) Open

Dai una occhiata a tutti i libri citati nel blog

Per Approfondire

Balaguer: Alcaraz, Sinner e la gestione della frustrazione
Jan e il rischio Acab: allontanati Panichi e Badio
Il Mental Economy Training di R. Ceccarelli
Ingaggia Nole come tuo mental coach personale
Cercasi un serio mental coach per Zverev
Alcaraz: il tennis può diventare schiavitù?
Alcaraz: Resistere alle critiche distruttive

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