
Commentiamo in questo post uno splendido documentario, Breaking Back, lett. “rimettendo insieme i pezzi”, recentemente diffuso dall’ATP Tour, in cui Andy Rublev, parla della propria depressione, offrendoci lo spunto per evidenziare un approccio tossico da cui guardarsi nel tennis e nella vita: l’identificazione del tennis con la vita stessa
Andy ha dichiarato:
Mi piacerebbe pensarmi non solo come un giocatore di tennis. E’ molto stressante. Il modo in cui sono cresciuto, il modo in cui (mia madre) mi ha insegnato, educato al tennis, dicendomi che il tennis è l’unica cosa che avessi nella vita, devi fare di tutto per il tennis… ho iniziato a pensare che il tennis fosse la mia stessa vita. Non c’è nulla di più importante del tennis: tutte le volte che scendevo in campo e che le cose non andavano bene per me era come se morissi, come se qualcuno venisse ad assassinarmi. il mio livello di stress si alzava a picchi intollerabili, sentivo letteralmente di dover far di tutto per salvarmi la vita […] Non esiste un piano B. Sul campo da tennis mi trasformavo. Nel periodo in cui non avevo la giusta mentalità tutto ciò che mi tenevo dentro, tutto ciò che avrei avuto paura di dire, quando il mio stress era a livelli altissimi in campo non riuscivo più a trattenerlo. E perdevo, e ogni volta che perdevo era come se morissi… fino a che non sono più riuscito a reggere questo dramma.
Abbiamo recentemente parlato della perfezione come di una idea tossica, la storia di Rublev ci permette di evidenziare un’altra idea tossica, quella dell‘identificazione della vita col tennis.
Anzitutto evidenziamo un primo punto: avere la mamma come allenatrice è una sovrapposizione di ruoli assolutamente sconsigliabile: il bisogno del bambino di trovare gratificazione nel compiacere la madre, di trovare rifugio nella madre viene mediato e vissuto attraverso il tennis. Il progresso nel tennis diventa l’unico spazio per vivere se stessi e le proprie relazioni. Il tennis diventa la vita: Andy ragazzo, Andy uomo, semplicemente non esistono: esiste solo Andy atleta, che misura il proprio valore, la propria prospettiva di vita nell’unico linguaggio che conosce, nell’unico universo che conosce, il tennis.
Questo approccio, per quanto deleterio da un punto di vista psico emotivo, è piuttosto comune ed efficace, crea quelli che abbiamo definito fuoriclasse, porta a vincere tornei e ad arrivare tra i primi al mondo, ma poi… tutto cambia.
Una volta entrati nell’olimpo dei top players gli avversari sono più forti che mai e i miglioramenti diventano difficili lenti e poco lineari. Abbiamo già visto, attraverso l’esame della teoria Balaguer, che per passare dal livello fuoriclasse a quello di campione bisogna fare un ultimo scalino: imparare a perdere!!!, a fallire, a vivere i fallimenti come occasioni di miglioramento.
Se non si supera questo scalino, si vive in uno stato di perenne frustrazione, che genera una grande aggressività, difficilmente gestibile, che si orienta dapprima verso l’esterno, per poi essere orientata verso se stessi.
Questo è il prezzo da pagare all’identificazione: se non esiste altro che il tennista, quando il tennista fallisce tu sei un fallito. Non ci può essere nulla di positivo nel fallimento, perchè non esiste nessuno oltre il tennista che possa imparare. L’uomo Rublev non può imparare dal fallimento del tennista Andy… perchè semplicemente… non esiste un uomo oltre il tennis!
Mi piacerebbe pensarmi non solo come un giocatore di tennis [ATP tour] o anche capita qualcosa (all’uomo Rublev) che (il tennista Andy)non è educato a) non può vedere.
Per passare da fuoriclasse a campioni bisogna che ci sia un uomo con un coraggio tale da riuscire, nel momento opportuno, a fare un passo indietro e a guardare con distacco i propri errori, fino ad imparare da essi. Nel caso dell’identificazione quest’uomo non esiste!. In questo caso non basta il coaching, perchè non esiste alcun soggetto da allenare mentalmente.
Occorre dunque costruire prima l’uomo Rublev, occorre che il tennista Andy stabilisca un contatto profondo con se stesso. uomo, lo conosca, lo stimi, ne apprezzi e ne condivida i valori.
Come abbiamo recentemente discusso con la dottoressa Scappini, questo processo è possibile solo attraverso la psicoterapia, ed infatti la prima cosa che ha fatto il nuovo allenatore di Rublev, il grandissimo Marat Safin, è stato mandare Andy da uno psicoterapeuta.
Solo quando la figura dell’uomo sarà sufficientemente solida essa potrà compiere quel passo indietro, come un pittore rispetto ad una tela che stia dipingendo, valutare con distacco i propri errori ed imparare a migliorare attraverso essi. Solo a quel punto sarà un campione.
Con affetto apprendiamo dal documentario che per Andy Rublev questo processo è ad un livello avanzato di compimento.
Questo funziona anche nella vita quotidiana di ciascuno di noi
Quante volte ci siamo malamente identificati con una nostra attività? Quante volte ci siamo inutilmente incolpati per un fallimento professionale? Quanto spesso siamo bloccati dalla paura di fallire? Quanto la rabbia ci impedisce di imparare dai nostri errori?
Se vogliamo essere campioni anche nella vita, dobbiamo stabilire un contatto profondo con noi stessi ed imparare a fare quel passo indietro che ci permetta di circoscrivere i nostri errori ed imparare da essi.
Continuate sul nostro libro L’arte dell’Agenda
Riferimenti Mediatici
Fonte immagini
Andy Rublev – Breaking Back – ATP Tour
Emerografia Digitale
Intervista di Donald McRae – The Guardian
UbiTennis
Videografia
Andy Rublev – Breaking Back – ATP Tour
RedScoreboard su Youtube
Gonzo Tennis
UbiTennis
Served
Tennis Insider Club
Monografie sul tennis
Agassi, A (2015) Open
Ceccarelli, R (2024) Nella mente di un campione
Imarisio, M. e Piccardi, G. (2024) Piovuto dal cielo
Bibliografia Generale
Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Allen, D. (2001) – Detto Fatto
Grant, A. (2023) – Il potenziale nascosto
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Segura, H. (2016) The Inefficiency Assassin
Hardy, D. (2010) – Effetto cumulativo
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
Maloney David – (2020) Procrastination Decoded
Steve Magness – Do the Hard Thing
Brian Tracy – Ingoia il rospo
Robbins, M (2023) The Let Them Theory
Le Cunff, AL (2025) Tiny Experiments
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