Analizziamo in questo post una interessante affermazione fatta da Danil Medvedev a margine dello splendido documentario su Rublev, di cui già vi abbiamo dato conto. Si tratta di saper individuare diversi stadi dopo una sconfitta, in cui la rabbia sappia lasciare il posto alla delusione, ed entrambe si facciano da parte per far sì che una analisi critica del fallimento che possa portare all’individuazione di alcuni dettagli su cui lavorare per migliorare. Vedremo che lo stesso processo dovrebbe riguardare ciascuno di noi nelle nostre performance quotidiane, ma spesso che spesso ci dimentichiamo di identificare i dettagli da migliorare per abbandonarci alla rabbia e alla lamentela

Medvedev ha dichiarato:
Dopo una sconfitta ci sono tre stadi da superare:
1) Il primo è quando torni nello spogliatoio: sei profondamente devastato, sei molto arrabbiato e o molto triste. Alcuni sfogano la rabbia rompendo una racchetta, altri piangono.
2) C’è un secondo momento in cui superi questi sentimenti di rabbia e frustrazione, ma resti comunque triste del fatto di aver perso. E’ una differenza sottile ma significativa.
3) Poi c’è il terzo stadio, quando, normalmente, due giorni giorni dopo vedi quello che stato il tuo avversario giocare contro un altro. Inizi a pensare alla partita persa e ti dici cavolo ho perso, ho perso un sacco di punti, che avrei potuto giocare meglio.
Questo è l’inizio di una analisi a mente fredda che può essere anche molto lunga
.

Questo funziona anche nella vita quotidiana di ciascuno di noi

Molte persone che sento hanno un atteggiamento verso i propri fallimenti che si fermano al primo, o ai primi due stadi. Questo è sintomo di una lettura patologicamente semplificata della realtà, che potremmo pensare come una alternativa rigida: o si vince, o si perde. E’ un errore! Nel tennis, come nella vita, una vittoria o una sconfitta non sono la fine del mondo, ma l’esito superficiale di una performance che in ogni caso, che si vinca o che si perda, ci fornisce dei dati che vanno analizzati e migliorati. Finchè non si entra nell’ottica della perfettibilità, non si migliorerà mai davvero.
Il primo dei tre stadi è importante, è umano, è naturale: è naturale arrabbiarsi se si perde e gioire se si vince. Ma dobbiamo pretendere che non sia l’unico.
Pensatevi in una nuova città: il primo giorno uscirete senza metà, un po’ a caso, ma poi, giorno dopo giorno, riuscirete ad imparare dalle vostre esperienze, localizzando di volta in volta i posti che vi interessano, e coprendo porzioni maggiori di territorio. Cosa succederebbe però se non aveste memoria? Che rifareste sempre il giro dell’isolato di quel primo giorno, che imparereste di volta in volta cose a caso, che verrebbero cancellate poche ore dopo. Nessun progresso sarebbe possibile e rimarreste a girare in torno all’isolato, senza meta.
Se vi sembra una situazione ridicola e paradossale, sappiate che è esattamente ciò che il 90% di noi fa quando si tratta di prestazioni sportive e lavorative.
Se un tennista ha sbagliato 7 volte su 7 i colpi a rete, a prescindere dal fatto che abbia vinto o che abbia perso, dopo qualche naturale parolaccia, deve tornare subito sul campo di allenamento per allenare i colpi a rete 100 volte. Deve organizzare sessioni di allenamento in modo tale che il gioco a rete venga perfezionato. Deve rivedere il movimento e i dettagli con allenatori preparati, e cercare di presentarsi in condizioni migliori la volta successiva…
E voi? Spesso si passa il tempo a lamentarsi di un particolare aspetto che non torna nella vita lavorativa e personale, senza interrogarsi su come cambiare le cose. Molte persone rimangono in trappola nei primi due stadi, senza mai passare al terzo. Provate a seguire il consiglio dei campioni, chiedetevi come possiate reggere l’oggi un giorno migliore rispetto a ieri.
Così come un grande miglioramento in un giocatore è spesso frutto di millimetri, di centesimi di secondo e di duro lavoro, anche voi dovrete imparare, dopo la naturale arrabbiatura, ad analizzare a mente fredda strumenti e processi per ottenere quel minuscolo miglioramento che renda l’oggi migliore di ieri. Al lavoro!.

Continuate sul nostro libro L’arte dell’Agenda

Riferimenti Mediatici

Fonte immagini
ph cc: Daniil Medvedev on Wikipedia

Emerografia Digitale
Intervista di Donald McRae – The Guardian
UbiTennis

Videografia
Andy Rublev – Breaking Back – ATP Tour
RedScoreboard su Youtube
Gonzo Tennis
UbiTennis
Served
Tennis Insider Club

Monografie sul tennis
Agassi, A (2015) Open
Ceccarelli, R (2024) Nella mente di un campione
Imarisio, M. e Piccardi, G. (2024) Piovuto dal cielo


Bibliografia Generale

Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Allen, D. (2001) – Detto Fatto
Grant, A. (2023) – Il potenziale nascosto
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Segura, H. (2016) The Inefficiency Assassin
Hardy, D. (2010) – Effetto cumulativo
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
Maloney David – (2020) Procrastination Decoded
Steve Magness – Do the Hard Thing
Brian Tracy – Ingoia il rospo
Robbins, M (2023) The Let Them Theory
Le Cunff, AL (2025) Tiny Experiments
Agassi, A (2015) Open

Dai una occhiata a tutti i libri citati nel blog

Per Approfondire

Balaguer: Alcaraz, Sinner e la gestione della frustrazione
La narrazione tossica sulla perfezione
Il Mental Economy Training di R. Ceccarelli
Ingaggia Nole come tuo mental coach personale
Il coraggio e l’insegnamento di Alexander Zverev
La lezione di Rublev: non si può fuggire da se stessi
Alcaraz: Resistere alle critiche distruttive

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