
Una recente intervista di Jasmine Paolini ci permette di far luce su un aspetto molto importante per il mindset nel tennis: i regolatori emotivi esterni. In questo post chiariremo meglio la questione, evidenziandone i pro e i contro.
Jasmine Paolini ha di recente dichiarato:
Sono alla ricerca di qualcuno che conosca bene il tennis, ma soprattutto che riesca a darmi un po’ di serenità e di calma perché io sono l’opposto.
Questa dichiarazione è densa di motivi contrastanti per chi, come noi, si interessa degli aspetti mentali del tennis. Vediamone i pro e i contro
+) Il tennis è uno sport particolare: per circa 11 mesi all’anno i top players sono condannati a una vita da apolidi: cambia tutto, cambia sempre. Cambiano i luoghi, cambia il clima (pensiamo alla sventura recente del povero Sinner), cambia la lingua, cambiano le camere, cambiano gli avversari, cambiano le superfici… potrei continuare ma ci siamo capiti. In questa situazione è fondamentale che ciascun giocatore abbia:
-> Un gruppo di almeno 4 o 5 persone che lo segua e che gli dia senso di stabilità di permanenza. Qualcuno che resti sempre lo stesso mentre tutto cambia. Una specie di famiglia sportiva è fondamentale: non tanto ampia, ma molto supportiva e protettiva.
-> una serie di routines e di rituali, dentro e fuori dal campo, che siano sempre gli stessi e che rappresentino stabili abitudini in mezzo a repentini cambiamenti.
-) La stessa dichiarazione contiene però elementi che suscitano più di una perplessità.
-> anzitutto non è detto che colui che conosca bene il tennis (allenatore) debba essere per forza anche colui che dia serenità (mental coach, psicologo della performance). Anzi, la sovrapposizione delle due figure può essere deleteria.
-> In più, e questo è un aspetto ben più importante, il mental coach non può e non deve agire come un regolatore emotivo esterno. Non deve dare serenità e calma, ma insegnare come ritrovare serenità e calma. Questo per una serie di motivi:
1) Per quanto possa lanciare messaggi importanti al giocatore attraverso un gesto, un urlo, un segnale convenuto, il mental coach non gioca la partita. Il giocatore è solo durante il match e, se vuole essere un campione, deve sapersi calmare da solo nei momenti importanti. Come abbiamo visto con Ceccarelli e Balaguer, il mental coach, anche attraverso sedute sul campo di allenamento, deve insegnare al giocatore come calmarsi.
2) Anche volendo, la regolazione esterna non funzionerebbe che per pochi giorni. Un serio attacco d’ansia, se non gestito correttamente, è in grado di fagocitare anche le certezze più granitiche, e le persone che hanno saputo calmarmi per un po’, spesso perdono il tocco magico. Forse è per questo che Jasmine ha cambiato tre allenatori nell’ultimo anno.
Il suggerimento che possiamo dare a Jasmine è quello di interrogare quel nervosismo e quell’ansia, capire da dove arrivino ed affrontarli in una lotta senza quartiere attraverso l’aiuto di esperti qualificati, che magari sappiano poco o nulla di tennis, ma che conoscano molto bene il potere distruttivo di quelle emozioni. Solo avendo acquisito, in sessioni di training specifico, familiarità con quello che Vagnozzi chiama caos interiore, la giocatrice sarà in grado di usare queste competenze emotive in partita e calmarsi in autonomia.
Continuate sul nostro libro L’arte dell’Agenda
Riferimenti Mediatici
Fonte immagini
ph cc: Jasmine Paolini
Emerografia Digitale
La dichiarazione a Tennis Channel riportata dal Corriere dello Sport
UbiTennis
Videografia
Andy Rublev – Breaking Back – ATP Tour
RedScoreboard su Youtube
Gonzo Tennis
UbiTennis
Served – Il podcast di Andy Roddick
Tennis Insider Club
Advantage – Il podcast di Jimmy Connors
Monografie sul tennis
Agassi, A (2015) Open
Ceccarelli, R (2024) Nella mente di un campione
Imarisio, M. e Piccardi, G. (2024) Piovuto dal cielo
Bibliografia Generale
Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Allen, D. (2001) – Detto Fatto
Grant, A. (2023) – Il potenziale nascosto
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Segura, H. (2016) The Inefficiency Assassin
Hardy, D. (2010) – Effetto cumulativo
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
Maloney David – (2020) Procrastination Decoded
Steve Magness – Do the Hard Thing
Brian Tracy – Ingoia il rospo
Robbins, M (2023) The Let Them Theory
Le Cunff, AL (2025) Tiny Experiments
Agassi, A (2015) Open
Dai una occhiata a tutti i libri citati nel blog
Per Approfondire
Balaguer: Alcaraz, Sinner e la gestione della frustrazione
Sinner e la metafora del poker
Il Mental Economy Training di R. Ceccarelli
Ingaggia Nole come tuo mental coach personale
Il coraggio e l’insegnamento di Alexander Zverev
La lezione di Rublev: non si può fuggire da se stessi
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