immagine dal citato articolo di Repubblica.it

Alcune considerazioni psicologiche e di comunicazione dopo la recente vittoria di Alcaraz agli US Open, netta e meritata, che è valsa al campione spagnolo il ritorno in vetta alla classifica ATP come numero 1 del mondo.

Sinner ha perso una partita, l’ha persa male, non giocando, una vera e propria giornata da dimenticare. Ci sono però, attorno a questo che è un dato di fatto, alcuni elementi che vanno discussi.
*) noto un’eccessiva esagerazione nella valutazione dell’evento. È vero che in questo momento Alcaraz sembra più forte, (cosa che diciamo da maggio), che, oltre a vincere la partita, ha vinto anche uno slam e il titolo di numero uno, che nei prossimi mesi Alcaraz avrà un calendario più facile perché l’anno scorso non ha ottenuto grandi risultati in inverno. Però mi sembra eccessivo dare giudizi affrettati: era una finale, uno dei due doveva vincere, Carlos stava meglio, ed ha vinto meritatamente.
Ci sono però alcuni campanelli d’allarme che vanno considerati:
*) Carlos stava meglio: il campione spagnolo è parso più fresco fisicamente. Da quando Sinner ha richiamato Umberto Ferrara, 23 luglio circa, prendendo legittimamente una decisione chiacchierata e discutibile, ha avuto una serie di problemi fisici preoccupanti: dapprima il malore a Cincinnati, 18 agosto, e poi i guai fisici in semifinale a New York, che hanno certamente inciso sulla finale. Non è detto che le due cose siano collegate, ma sorge qualche dubbio.
*) Una dichiarazione di Jan, però, mi ha colpito più di tutte: Non sarò mai come Carlos. Questa affermazione può essere letta in molti modi.
– da un lato può essere una banalità, perché ovviamente Sinner è diverso da Alcaraz, ha un gioco, uno stile, un carattere diverso, quindi i due non saranno mai sovrapponibili.
– però potrebbe anche essere il seme di qualcosa di più profondo, ossia una pericolosa convinzione che Alcaraz sia più bravo in assoluto. Se questa idea prende piede, l’atleta Sinner rischia di naufragare.
*) Quando nella mente di un atleta iniziano a farsi trarre distorsioni cognitive come il catastrofismo o l’assolutismo, allora può essere un momento difficile, la punta di un iceberg, di un percorso nelle tenebre che può essere molto pesante sia da un punto di vista personale che di risultati. Esempi di quanto dico li possiamo avere considerando le parabole umane prima che professionali di Zverev, Rublev e forse anche Medvedev. Un campione, per essere tale, deve saper affrontare anche questi momenti.
*) Non a caso, questa affermazione di Sinner fa il paio con quella che abbiamo sentito all’inizio luglio da Alcaraz, lui è molto migliore di me. Da quell’affermazione Carlos è riuscito a migliorare sia a livello di continuità, che a livello tecnico, mostrando un’applicazione che gli ha fatto ampiamente meritare lo scettro di numero uno. Auguriamo a Jannik di fare la stessa cosa.
*) C’è però un ultimo punto che non mi torna per niente. Il sito della Rai avrebbe riportato delle parole del coach di Sinner, Simone Vagnozzi, che, secondo la nostra televisione nazionale avrebbe dichiarato:
Jannik non gioca solo contro l’avversario dall’altra parte della rete. Gioca contro le aspettative di un Paese intero. Tutti vedono la sconfitta, ma non vedono le notti in cui piangeva, i giorni in cui non riusciva nemmeno ad alzare il braccio per la stanchezza
Quanto scritto è profondamente contrario sia alla filosofia di Vagnozzi, per il quale ogni atleta deve imparare a mostrare una poker face tale da tenere le proprie tempeste interiori lontane dalle orecchie degli avversari, che potrebbero trarne vantaggi tecnici e motivazionali, sia all’entourage tutto di Jan, che ha allontanato Panichi probabilmente per motivi analoghi.
Due elementi però mi impediscono di sposare completamente la deprimente idea che il servizio di informazione nazionale abbia diffuso una bufala: il fatto che gli interessati non abbiano ancora smentito e il fatto che lo stesso Jan, nelle dichiarazioni post partita abbia forse “detto un po’ troppo” e sia stato fin troppo sincero.

Questo sarà argomento di un prossimo post, continuate a seguirci

Continuate sul nostro libro L’arte dell’Agenda

Riferimenti Mediatici

Emerografia
Le dichiarazioni di Jan post partita su Repubblica
La presunta dichiarazione di Vagnozzi e i sospetti di bufala riportati da Tuttosport

Videografia

Gonzo Tennis
UbiTennis
Served – Il podcast di Andy Roddick
Tennis Insider Club
Advantage – Il podcast di Jimmy Connors

Monografie sul tennis
Agassi, A (2015) Open
Bernardini, A. (2009) Lo zen e l’arte di giocare a tennis
Blake, J (2007) Breaking Back
Ceccarelli, R (2024) Nella mente di un campione
Imarisio, M. e Piccardi, G. (2024) Piovuto dal cielo


Bibliografia Generale

Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Allen, D. (2001) – Detto Fatto
Grant, A. (2023) – Il potenziale nascosto
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Segura, H. (2016) The Inefficiency Assassin
Hardy, D. (2010) – Effetto cumulativo
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
Maloney David – (2020) Procrastination Decoded
Steve Magness – Do the Hard Thing
Brian Tracy – Ingoia il rospo
Robbins, M (2023) The Let Them Theory
Le Cunff, AL (2025) Tiny Experiments
Agassi, A (2015) Open

Dai una occhiata a tutti i libri citati nel blog

Per Approfondire

Balaguer: Alcaraz, Sinner e la gestione della frustrazione
Sinner e la metafora del poker
Taylor Fritz e il dilemma del ginecologo
Ingaggia Nole come tuo mental coach personale
Il coraggio e l’insegnamento di Alexander Zverev
La lezione di Rublev: non si può fuggire da se stessi
Alcaraz: Resistere alle critiche distruttive
Ad oggi Alcaraz è più forte di Sinner

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