Kolly, mascotte del sito, generata con l’AI

Sto affrontando con un’amica il problema della procrastinazione, che affligge alcune persone quando alcuni compiti sembrano enormi, noioso e insopportabili. Ecco di seguito alcuni appunti. emersi in un nostro recente colloquio, che penso possano essere utili a tutti
Chiariamo subito un primo punto: chi procrastina non lo fa perché è pigro, disorganizzato o privo di forza di volontà. Procrastina perché, nella sua percezione,il compito che ha davanti appare troppo grande, troppo lungo e troppo esigente. Non è il lavoro in sé a bloccare l’azione, ma il modo in cui viene rappresentato mentalmente. La procrastinazione è un problema di progettazione, non di carattere. E come tutti i problemi di progettazione, si risolve intervenendo sulla struttura, non rimproverandosi. Ecco alcune linee guida:
*) Ridicolmente semplice Per un procrastinatore, ogni compito tende a espandersi. Scrivere una mail diventa “gestire una comunicazione delicata”. Riordinare una cartella diventa “rimettere in ordine il sistema”. Studiare mezz’ora diventa “capire tutto”.
Il primo intervento consiste nel ridurre il compito fino a renderlo quasi imbarazzante. Non “scrivere il report”, ma: aprire il file scrivere il titolo inserire tre punti elenco vuoti.
Il cervello che procrastina non ha bisogno di essere motivato: ha bisogno di non sentirsi minacciato. Quando il compito è così semplice da non richiedere decisioni, valutazioni o preparazione emotiva, l’avvio diventa possibile.
Se il compito non sembra stupido per quanto sia facile, probabilmente è ancora troppo grande.
*) Ridicolmente veloce Il secondo ostacolo è il tempo percepito. Il procrastinatore non vede mai “dieci minuti”: vede sempre “un’ora”, “tutta la mattina”, “il pomeriggio che salta”. Qui la regola è chiara: nessun compito dovrebbe richiedere più tempo di quanto si è disposti a perdere senza rimpianto. Cinque minuti sono quasi sempre accettabili. Dieci, a volte. Venti iniziano già a generare resistenza. Progettare compiti ridicolmente veloci significa:
-] spezzare il lavoro in unità che possano stare dentro micro-finestre temporali
-] accettare che una singola unità non produca risultati visibili Non si lavora per completare.
-] Si lavora per iniziare senza attrito. Il completamento è una conseguenza, non un obiettivo iniziale.
*) Piacevolmente imperfetto Il terzo blocco è lo standard. Per il procrastinatore, fare qualcosa significa farla in maniera impeccabile. Questo trasforma ogni avvio in un esame. La soluzione non è “abbassare la qualità” in senso vago, ma progettare deliberatamente l’imperfezione. Decidere prima che: il testo sarà una bozza, il lavoro sarà incompleto, il risultato non sarà mostrabile.
L’imperfezione diventa una condizione di sicurezza. Se non può essere giudicato, il compito diventa praticabile. Paradossalmente, è proprio questa imperfezione programmata che permette alla qualità reale di emergere nel tempo.
*) Subdolamente gratificante Ecco un ultimo punto interessante: i compiti che funzionano sono quelli che, nel portarli a termine, vengono associati a un piccolo brivido di soddisfazione, a una piccola ricompensa.
Per alcuni funziona una attività: ogni micro compito portato a termine significa 5 minuti di una piccola coccola senza sensi di colpa: per alcuni sono le serie tv, per altri le partite in streaming, per altri ancora la creazione di saponi fatti a mano (vicenda reale).
Per altri un suono: siamo riusciti a superare la tendenza alla procrastinazione di un amico abituandolo ad ascoltare per pochi secondi il jingle di Top Gun ogni volta che concludeva un micro compito.
Per me è un colore sull’agenda: quando i miei impegni sull’agenda cambiano colore perché completati io mi sento il capo del mondo.
Ti invito a cercare la tua subdola ricompensa: serviranno un po’ di prove, ma alla fine i risultati saranno sorprendenti. In generale, più trovi qualcosa che sia diretta espressione, o direttamente associabile al compito, più sarà probabile che il trucco funzioni.
L’ambiente come alleato, non come sfondo Anche quando il compito è semplice, veloce e imperfetto, l’ambiente può sabotare o facilitare l’azione. Non esiste un ambiente neutro. Ogni spazio invia segnali: distrazione, urgenza, controllo, rilassamento. Progettare l’ambiente significa chiedersi: questo spazio invita o respinge questo tipo di attività? qui il mio cervello associa fatica, giudizio, prestazione? questo luogo mi chiede troppo o mi accompagna?
A volte basta cambiare stanza. A volte cambiare tavolo. A volte cambiare posizione, luce, rumore, oggetti presenti. Non per creare “l’ambiente perfetto”, ma per ridurre la frizione tra intenzione e azione. Alcuni compiti funzionano meglio in luoghi pubblici, altri in spazi chiusi. Alcuni richiedono silenzio, altri un rumore di fondo.
Il cuore di tutto questo è uno spostamento di prospettiva: non si lavora per finire, si lavora per iniziare. Per chi procrastina, l’avvio è il vero collo di bottiglia: una volta iniziato, il lavoro spesso procede con meno attrito del previsto. Ridicolmente semplice. Ridicolmente veloce. Piacevolmente imperfetto, subdolamente gratificante Quando questi criteri sono rispettati, il compito smette di sembrare una minaccia e diventa un gesto possibile. E la procrastinazione, da nemico morale, torna a essere ciò che è sempre stata: un segnale che la progettazione va rivista, non che la persona è sbagliata.

Continuate sul nostro libro L’arte dell’Agenda

Riferimenti Mediatici


Videografia

Gonzo Tennis
UbiTennis
Served – Il podcast di Andy Roddick
Tennis Insider Club
Advantage – Il podcast di Jimmy Connors

Monografie sul tennis
Agassi, A (2015) Open
Bernardini, A. (2009) Lo zen e l’arte di giocare a tennis
Blake, J (2007) Breaking Back
Ceccarelli, R (2024) Nella mente di un campione
Imarisio, M. e Piccardi, G. (2024) Piovuto dal cielo


Bibliografia Generale

Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Allen, D. (2001) – Detto Fatto
Grant, A. (2023) – Il potenziale nascosto
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Segura, H. (2016) The Inefficiency Assassin
Hardy, D. (2010) – Effetto cumulativo
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
Maloney David – (2020) Procrastination Decoded
Steve Magness – Do the Hard Thing
Brian Tracy – Ingoia il rospo
Robbins, M (2023) The Let Them Theory
Le Cunff, AL (2025) Tiny Experiments
Agassi, A (2015) Open

Dai una occhiata a tutti i libri citati nel blog

Per Approfondire

Balaguer: Alcaraz, Sinner e la gestione della frustrazione
Sinner e la metafora del poker
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Il coraggio e l’insegnamento di Alexander Zverev
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