
Eccovi il resoconto di un colloquio con uno di voi lettori, che chiamerò Sergio, che mi ha scritto chiedendomi aiuto per un problema di procrastinazione.
Lunedi h 11
R: Carissimo Sergio, ho una buona soluzione per farti smettere di procrastinare, ma devi seguirla alla lettera.
S: Certo Prometto.
R: Mi devi promettere solennemente che non farai nulla per le prossime 36 ore
S: Cosa? Io sono qui che ti chiedo come poter far qualcosa e tu mi dici di non fare nulla?
R: Hai promesso.
S: Ok, va bene non farò nulla.
R: Ci sentiamo più tardi
Passano un paio d’ore
R: Come va?
S: bene ho visto un paio di puntate di una serie
R: Bravo! Ora ti chiedo: quando riprenderai mercoledì, cosa avrai da fare?
S: le slides di una presentazione
R: Ti va di abbozzarle solamente, per fare un favore al te stesso di mercoledì cosi non si trova con l’acqua alla gola?
S: Sì, buona idea, ci provo.
Passano un paio d’ore
R: come va?
S: Benissimo, ero ispirato e la presentazione è venuta fuori da sola, quasi di getto. Il solo pensiero di non doverla fare mi ha fatto sentire leggero e mi ha fatto venir voglia di farla! Che strano!
R: Bene. Ora ti va di fare giusto un altro paio di cose così al te stesso di mercoledì le cose andran via lisce?
S: si si è divertente
A fine giornata
R: come è andata?
S: Incredibile! Oggi ho fatto il lavoro di un paio di giorni, solo pensando che non avrei dovuto farlo, non so come hai fatto, ma ha funzionato!
R: Vedi, spesso la procrastinazione è un conflitto tra due anime che convivono in ciascuno di noi, quella contemporanea e operosa, chiamata a far cose, e una antica e primitiva. Questa parte antica non si è evoluta ed è ancora convinta di vivere in una caverna nella foresta, e di dover risparmiare energie per prepararsi ad un attacco di qualche bestia feroce. Quando la parte contemporanea pretende di disporre di tutte le energie, la parte primitiva si mette di traverso generando procrastinazione. Dicendo al cavernicolo che non è nostra intenzione usare tutte le risorse, egli si rilassa e ci lascia stare. Altre volte è un mancato permesso che non concediamo a noi stessi. Concedendoti di non far nulla, ti sei rilassato, ti sei dato il permesso di uscire da logiche del dovere troppo stringenti e allora hai agito senza pesi e senza stress.
Dovere e giudizio ti paralizzavano, il susseguente senso di colpa ti annientava… Concedendoti di non far nulla, questi acerrimi nemici della produttività si sono trovati spiazzati e hanno perso mordente.
S: Interessante! E domani cosa devo fare?
R: Ovviamente nulla.
S: Penso di aver capito, ma spiegati meglio.
R: Tu devi lavorare pensando di non essere tenuto a far nulla per le 48 ore successive. Questo taciterà dovere e senso di colpa. Il resto lo faranno la prudenza e la noia, che ti consiglieranno saggiamente di iniziare a far qualcosa…
S: Mi è piaciuta anche molto l’idea di iniziare a far qualcosa per alleggerire il me stesso futuro. L’idea di lavorare affinchè il futuro me possa essere più leggero è molto potente. Ho sempre pensato di lavorare per il mio futuro, ma l’idea riguardava qualcosa di lontano e fumoso, e lo percepivo come molto pesante. Il fatto invece di lavorare per avere un dopodomani migliore è qualcosa di attuale e concreto, divertente e furbo. Grazie!
R: R: Hai colto un punto essenziale, Sergio. Il futuro troppo lontano non motiva: spaventa. È una figura vaga, senza volto, a cui chiediamo sacrifici immediati senza poterli negoziare. Il “te stesso di dopodomani”, invece, è quasi un conoscente: sai cosa farà, sai cosa teme, sai dove rischia di andare in affanno. Aiutarlo non è eroismo, è buona amministrazione.
Quando lavori per lui, non stai obbedendo a un dovere astratto, ma stai facendo un favore concreto a qualcuno che conosci bene: te stesso. Questo cambia completamente il tono emotivo dell’azione.
Inoltre, togliendo l’obbligo, hai disinnescato il meccanismo di ribellione interna. Il cavernicolo non ama essere comandato, ma è sorprendentemente collaborativo quando percepisce margine, sicurezza e assenza di minaccia.
C’è un ultimo aspetto, spesso trascurato: quando smetti di pensare “devo farlo”, inizi a chiederti “come lo farei se decidessi di farlo?”. È una domanda creativa, non coercitiva. La mente risponde molto meglio.
Nei prossimi giorni non cercare di replicare il risultato con sforzo. Limìtati a ricreare le condizioni: assenza di obbligo, orizzonte temporale breve, gentilezza verso il te stesso futuro. Il lavoro, se serve, arriverà. E se non arriva, avrai comunque riposato senza sensi di colpa, che è già una forma di vittoria.
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Riferimenti Mediatici
Videografia
Gonzo Tennis
UbiTennis
Served – Il podcast di Andy Roddick
Tennis Insider Club
Advantage – Il podcast di Jimmy Connors
Monografie sul tennis
Agassi, A (2015) Open
Bernardini, A. (2009) Lo zen e l’arte di giocare a tennis
Blake, J (2007) Breaking Back
Ceccarelli, R (2024) Nella mente di un campione
Imarisio, M. e Piccardi, G. (2024) Piovuto dal cielo
Bibliografia Generale
Claudia Elisabetta Muccinelli – L’arte dell’Agenda
Allen, D. (2001) – Detto Fatto
Grant, A. (2023) – Il potenziale nascosto
Drucker, P (1967) The Effective Executive
Segura, H. (2016) The Inefficiency Assassin
Hardy, D. (2010) – Effetto cumulativo
Mel Robbins – La regola dei 5 secondi
Maloney David – (2020) Procrastination Decoded
Steve Magness – Do the Hard Thing
Brian Tracy – Ingoia il rospo
Robbins, M (2023) The Let Them Theory
Le Cunff, AL (2025) Tiny Experiments
Agassi, A (2015) Open
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