Riporto questo dialogo che ho avuto con una amica, conosciuta su social, perché penso possa essere un buon esercizio di riflessione per tutti, me compreso. Credo tratti temi importanti, in maniera non troppo ordinata. Ho preferito rispettare la sequenza di idee originali, riportando lo scambio così come è avvenuto.
La discussione è nata dallo scambio di opinioni in merito a un libro letto da entrambi Le Lacrime di Nietzsche di Yalom

E: Interessante il personaggio di Nietzsche, era davvero così?
R: Per quanto ne posso sapere, ci somigliava molto.
E: E quella frase, diventa ciò che sei… mi è piaciuta moltissimo, l ha detta davvero? Non sono del tutto sicura di capirla… cosa voleva dire?
R: Nietzsche scelse di scrivere aforismi proprio per questo: sono provocazioni, squarci di verità, lampi di luce, che parlano a ciascuno in modo sempre diverso. Alludono a una matassa complessa di sentieri intersecantesi, che è nostro compito vivere e percorrere appieno. Quella frase non è in realtà di Nietzsche, ma è a sua volta una citazione, da lui molto amata, di un frammento di un poeta greco antico, Pindaro. Invita ad avere nella vita come scopo primario quello di realizzare appieno la propria intima essenza, vivere quel talento unico che ci contraddistingue.
E: Io non so quale sia il mio scopo nella vita, come devo fare?
R: Platone, vissuto un secolo dopo Pindaro, approfondisce questo concetto, e ipotizza che noi stessi abbiamo scelto questa vita e il suo scopo ultimo, poco prima di nascere, come sfida in grado di far crescere la nostra anima. Solo che poi siamo stati costretti a bere dal fiume della dimenticanza e non ricordiamo più nè la scelta, nè I motivi che hanno condotto ad essa.
E: Fantastico! E quindi come facciamo? E’ una battaglia persa.
R: Non del tutto. Per risponderti ti dovrò parlare di due miracoli, in cui credo fermamente, nonostante io sia in genere molto scettico. Il primo è che, secondo Platone, alcune esperienze della vita sono in grado di restituire alla coscienza il ricordo. Ci sono dunque accadimenti che sentiamo più profondamente di altri, in maniera quasi inspiegabile. Quindi tu lo sai benissimo quale sia la tua sfida, solo che non lo ritieni (ancora) fattibile. Se io ti chiedessi di essere sincera e senza filtri, tu qualcosa lo diresti, solo che, in realtà, poi subentrano delle paure sociali per cui si autocensura l’idea e si preferisce pensare di non averne una (socialmente) credibile. Quindi, se, al netto di tutte le considerazioni, io ti chiedessi quale personaggio volessi interpretare sul palcoscenico della vita, tu cosa diresti?
E: Una ballerina, ma… mi vedi no? (Edna è decisamente sovrappeso). Mi ci vedi a ballare?
R: Mica devo vederlo io… devi sentirlo tu. Tu inizialmente sarai il solo giudice e il solo pubblico.
E: Da piccola ero magra e danzavo piuttosto bene, poi mi sono fatta male ad un ginocchio, mi sono innamorata dei carboidrati complessi ed eccomi qui.
R: Quella ballerina c’è ancora. Non puoi cercare di ignorarla
E: Ma è sepolta sotto una decina di chili di adipe…
R: Ma c’è. E’ li che aspetta.
E: Che cosa?
R: Che tu le permetta di crescere e la tratti con rispetto, abbandonando quella narrazione limitante e un po’ sfigata che ti ha accompagnato per tutto questo tempo.
E: Io sono anche andata in una sala da ballo qualche volta, ma poi non riuscivo a togliere lo sguardo dagli occhi dei presenti, e avevo la testa piena di pensieri negativi. Persino una mia cara amica si è scomodata a dirmi, per il mio bene, che non era il caso che mi esponessi a quelle figuracce.
R: Proprio su questo punto Jung ci mette in guardia da una seconda difficoltà, il rumore esterno, che è dato sia dall’opinione altrui, come hai avuto modo di sperimentare, sia dalla contingenza di vivere in una cultura massificata che propone modelli standard, calciatori e veline, un po’ per tutti, o peggio, ti presenti attraverso i media una realtà alterata e luccicante, che non solo non ti è d’aiuto per crescere, ma ti è proprio di ostacolo. Ammettiamo che il seme della ballerina sia in te. Prima di poterlo concretamente vedere dovremo fare due cose: la prima è proteggerlo dagli eventi esterni, dai corvi, che nel nostro caso sono ben rappresentati dai presunti amici che si scomodano a dare giudizi; la seconda è dare al seme tempo di crescere ed attendere con pazienza, giorno dopo giorno, atto dopo atto, che le radici siano salde e possa resistere agli attacchi dei cari amici.
E: Quindi potrebbe paradossalmente insegnarmi di più una pessima ballerina di periferia di quanto non possa fare una famosa etoile?
R: Non sarei così estremo, diciamo che possono insegnarti entrambe cose molto diverse e che sarà tuo compito fare una sintesi dei diversi elementi per diventare un tipo unico di ballerina, che identifichi te e solo te.
E: E le critiche le devo quindi ignorare?
R: Anche qui non sarei cosi netto. Ci sono certamente le critiche dei rosiconi, degli invidiosi, di quelli per cui il tuo successo costituirebbe un problema, ma ci sono anche, all’interno di ogni critica, elementi positivi, che possono esserci utili a progredire. Riuscire a separare gli elementi positivi da quelli negativi è una delle cose più difficili, perchè intervengono componenti emotive molto forti, in grado di annientare qualunque progetto di crescita.
E: Quindi, in un primo momento, è meglio nascondere il proposito, sin quando l’esperienza interiore sia tanto forte da poter resistere alle critiche
R: E’ quello che penso. Tieni presente però una cosa. Gandhi diceva: prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono… poi vinci. Ogni cambiamento deve attraversare queste fasi. Qundi, quando senti le critiche cattive di panzoni sudaticci che pretenderanno di giudicare il tuo stile di ballo… non mollare…. Pensati solo al secondo stadio del cambiamento, a una fase che bisogna necessariamente attraversare prima di vincere.
E: Non ci avevo pensato. Ma tu? Cosa sei?
R: Per brevità direi uno scrittore, anche se al momento senza scritti e senza lettori.
E: E allora che scrittore sei… Aspetta, sei ancora nella fase iniziale del processo, e lo stai proteggendo…
R: Come ti ho detto, è una sensazione profonda, quasi metafisica, che prescinde dalle validazioni esterne. Io ho sentito e so nel profondo di essere uno scrittore, e questo basta
E: Quindi non contano i libri venduti e gli apprezzamenti esterni, basta questa profonda consapevolezza…?
R: Non del tutto. Non è la semplice conoscenza del fatto che tu sia una ballerina che conta, ma la lealtà che tu stessa hai verso la ballerina. Ogni volta che ti ingozzerai di carboidrati, ogni volta che rinuncerai a ballare per paura del giudizio di tizio o caio, sarai tu a tradire quella ballerina.
E: E tu come sei leale verso lo scrittore?
R: Penso che un modo per essergli leale sia aver compreso quanto ti sto dicendo, ma non è solo quello. Di rischi per mancare di rispetto alla vocazione ce ne sono molti: non conta solo proteggersi dall’opinione degli altri, ma anche che la nostra opinione di noi stessi sia adeguata al ritorno che abbiamo dall’esperienza.
E: Cosa intendi?
R: Poniamo che ti venga data la possibilità di danzare, che tu non ti senta pronta, ma che, spinta da qualche mantra motivazionale, accetti e ti esibisci….. Danzi e nella tua testa pensi di aver fatto schifo…. guardi il pubblico e, sorprendentemente, applausi a scena aperta e standing ovation. Godresti di un successo che senti di non meritare, e prima o poi faresti qualche cavolata per ridurre quella sensazione di disagio. Si chiama sindrome dell’impostore.
E: Quindi possiamo dire che ci siano due livelli di sintonia. Il primo è interno, e riguarda le sensazioni che hai tu verso questa tua vocazione. Il secondo è esterno, e riguarda il livello di accettazione, prima ancora che apprezzamento, che questa tua affermazione nel mondo riceve. Se non c’è allineamento, il cambiamento non dura, e conoscere questi processi aiuta ad orientarsi, a comprendere a che punto siamo e quindi a non mollare.
R: Esatto
E: Fico! E come faccio a sapere quando sarò pronta?
R: La risposta non devi cercarla dal consenso esterno, ma in quanto tu senta forte e stabile la presenza di quella ballerina. Devi guardare dentro di te e sentire quando quel legame sarà stabile, forte e sicuro.
E: Mi sembra un po’ troppo fumoso, non stai dicendo come farlo.
R: Recentemente ho tratto molta ispirazione dalle tecniche di restauro. Esso consiste nel tornare a fare risplendere qualcosa sepolto sotto la ruggine attraverso una lenta e progressiva azione, millimetro per millimetro. In questo caso il concetto è simile: si tratta di permettere che qualcosa dentro di te emerga lentamente, liberandolo pezzettino dopo pezzettino. Non sono in grado di dirti quando e come, ma solo di darti la certezza che, quasi all’improvviso, quella parte di noi riemergerà a in maniera tale da diventare la solida base che cerchiamo.
E: Come in quei disegni in cui fino a un certo punto non capisci nulla, poi basta una riga e l’immagine emerge prepotentemente… un tratto, un secondo, una cavolata e la percezione cambia radicalmente.
R: Nietzsche ci dice però anche un’altra cosa: ricordi quel diventa ciò che sei, da cui siamo partiti? Ebbene egli lo associa all’Ecce Homo, la frase che Pilato disse di Gesù, al momento in cui fece uscire Gesù in catene, mezzo nudo, fragile, esponendolo all’odio della pubblica piazza.
E: Interessante. Perchè?
R: La risposta potrebbe essere lunghissima e non semplicissima, quello che però c ho sempre visto è che per diventare ciò che si è sia necessario esporre la fragilità della creatura emergente al pubblico rumore, non tanto scusandosi per le imperfezioni, quanto amandole a tal punto da non badare a critiche e insulti. Quando amerai l’imperfezione sarai sulla buona strada.
E: E il tuo scrittore sta emergendo?
R: Sì. Sta diventando abbastanza forte da permettermi di parlarne e di esporlo alle critiche, anche in assenza di atti concreti che lo palesino. La ballerina deve diventare una visione che orienta costantemente il tuo agire, e ogni singolo atto deve essere pensato come tassellino che libera e rinforza quella presenza dentro di te.
E: Molto interessante, ma dubito di aver ancora la forza di farmi vedere ballare.
R: Sbagli ancora prospettiva. Gli altri andranno e verranno. Anzi, ti dirò di più: su 10 persone 5 ti criticheranno, 4 ti apprezzeranno in silenzio e una ti plaudirà. Non importa. L’unica spettatrice importante della ballerina devi essere tu stessa: quando tu la vedrai danzare, quando l’esperienza sarà vivida per te, sarai al traguardo, avrai creato qualcosa di stabile, in grado di resistere alle critiche, che magicamente spariranno e allora non solo avrai vinto, ma la sfida non conterà più, sarai troppo più forte di ogni dubbio,
E: Mi hai fatto venire voglia di ballare e di fare linguacce e gestacci a quelli che dicono qualcosa.. Che ci provino a dire qualcosa.. Ballerò perchè mi piace, per come riesco, e tratterò la mia ballerina con rispetto.
E: E quando vedremo cose tue in giro?
R: In giro ci sono già, c’è un’ultima delle mie scoperte di cui devo metterti a parte. Ho parlato, se ricordi, di due miracoli. Il secondo è che un giorno ti sveglierai e avrai successo. Quel blog che oggi non conta un ciufolo, che avrà 4 o 5 lettori a voler essere ottimisti, diventerà popolarissimo. Nel tuo caso, pensa che un giorno avrai standing ovations persino quando non danzerai, oppure quando incespicherai danzando. Gli stessi che oggi ti ignorano, ti cercheranno per delle proposte, riempiendoti di complimenti talmente spudorati da farti schifo. Ebbene Leopardi direbbe Altro dirti non vo’; ma la tua festa Ch’anco tardi a venir non ti sia grave. Diciamo che io mi sto godendo il Sabato il più possibile.
E: Mi sta venendo in mente una cosa strana. Comincio a pensare che sia molto più bello vincere sapendo in ogni istante dove si è, perchè si fa quello che si fa, e perchè si è vinto. Io potrò dire non solo di aver vinto, ma di averlo fatto consapevolmente. E’ una figata stratosferica.
R: Un piccolo problema. Quando sarà ora di farlo, non ti importerà più… sarai oltre..
E: Oltre ci sarai tu, io metterò gli striscioni!!
R: Posso pubblicare questo nostro dialogo? Penso possa essere utile a molti
E: Fallo pure… Chiamami Edna.. Ma non hai detto di essere uno scrittore senza lettori?
R: Chissà…!
Di più su di me:
Se vuoi leggere altre cose che scrivo, ho collaborato al libro L’Arte dell’Agenda di Claudia Elisabetta Muccinelli
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